Valeria De Gregorio. Un nome qualunque, uno di quelli che fino a ieri nessuno avrebbe notato, ma che all’improvviso finisce nelle pagine di cronaca di Napoli e racconta una storia che, in realtà, non rappresenta una novità, seppur fa molta rabbia. Valeria è una giovane napoletana che per sei anni ha lavorato come cameriera in nero in un bar del centro storico. Sei anni di turni pagati circa 50 euro al giorno, cinque giorni a settimana senza contratto e nessuna tutela, una condizione che, nel mondo del lavoro sommerso, viene ormai considerata quasi “normale”. Come in altri tanti casi simili lei lavora pur guadagnando poco, sperando che tutto continui così, perché quando lavori in nero la stabilità è un’illusione e la paura è una fedele collega di turno. La routine va avanti fino al giorno in cui Valeria comunica al suo datore di lavoro di essere incinta, una notizia di vita che dovrebbe suscitare solo ed esclusivamente gioia. Ma l’annuncio non è per niente gradito: le viene infatti comunicato dopo qualche giorno che, essendo in dolce attesa, non è più idonea al lavoro, ragion per cui viene licenziata. Impossibile credere a non essere più idonea al lavoro solo perchè incinta, la ragazza si sente vittima di una vera e propria discriminazione, e quindi decide di passare alle vie legali facendo causa seppur si ritrova senza alcuna tutela nè diritti non avendo avuto un regolare contratto di lavoro. Si è rivolta quindi alla Camera Popolare del Lavoro, lo sportello che offre assistenza e organizza mobilitazioni contro gli abusi dei datori di lavoro in città, per denunciare ciò che le è accaduto, e Potere al Popolo, il partito che l’appoggia in questa battaglia, ha poi dichiarato al riguardo: “La lavoratrice ha lavorato sempre in nero. Senza contratto significa che quel locale probabilmente non ha mai subito controlli efficaci e, sicuramente, che il datore di lavoro non ha mai versato contributi previdenziali per lei. E non solo: dopo tutto questo tempo, il datore di lavoro l’ha anche licenziata verbalmente dopo che questa aveva annunciato la sua gravidanza. Verbalmente, perché non esisteva alcun contratto regolare da interrompere. La storia di questa giovane lavoratrice napoletana è la storia di chi decide di non accettare in silenzio. È la storia di chi comprende che solo attraverso l’organizzazione e la lotta si può cambiare la propria condizione materiale. Il 5 marzo si terrà la sua udienza in Tribunale. Attraverso la Camera Popolare del Lavoro e i suoi avvocati, la sua battaglia diventa una battaglia collettiva. Lei non è l’unica a vivere una situazione simile. Ma proprio per questo, non è sola“.
Ora tocca alla giustizia fare il suo corso, ma nel frattempo questa brutta vicenda fa accendere ii riflettori su due tematiche purtroppo sempre attuali: la situazione di chi lavora in nero, sistema che continua a essere la linfa invisibile di interi settori economici soprattutto nel commercio e nella ristorazione, e i diritti delle donne lavoratrici in età fertile. “Non sei più idonea”, una frase a dir poco scioccante e dove si nasconde una parte centrale della discriminazione di genere nel 2026: l’essere “in dolce attesa” viene accostato ad un peso morto per il profitto, è il ritorno a una concezione padronale dove la donna è funzionale solo finché è “disponibile” al 100%, e priva di legami biologici o familiari che possano rallentarne il servizio. Il caso De Gregorio è più di una vicenda personale, racconta una città che cresce, che accoglie milioni di turisti, che vende bellezza e tradizione, ma racconta anche un sistema che troppo spesso si regge su lavoratori invisibili e diritti sospesi. Valeria ha deciso di rompere quel silenzio. E in un mondo dove il lavoro nero impone di chinare la testa, questo gesto pesa quasi quanto la sentenza che verrà.
Perché alla fine la domanda resta lì, scomoda e inevitabile: in questa storia chi è davvero “non idoneo”? La lavoratrice che aspetta un figlio o un sistema che considera la maternità un problema da eliminare?













