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La salute: opzione o diritto?

Quest’anno ricorre il 46°anniversario della Legge 833 del 1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e universale, i cui I principi fondamentali – universalità, uguaglianza ed equità – sono evidentemente ispirati al principio solidaristico e universalistico dell’art 32 della Costituzione. Una grande conquista legislativa, ma anche un’esperienza collettiva di partecipazione sociale e civile all’adesione ai diritti.Un sistema sanitario di grande qualità, all’avanguardia nel mondo, che per questo è stato anche studiato a lungo da tanti altri Paesi.

Purtroppo però ormai da tempo gli esperti del settore hanno lanciato l’allarme sul pericolo di collasso del sistema sanitario italiano, sottolineando il grave rischio- a causa dei tagli alla Sanità frutto di politiche di austerity degli ultimi decenni – di non poter garantire le prestazioni essenziali alla popolazione.

I dati in materia sono da brividi. Negli ultimi dieci anni si è assistito ad una riduzione degli ospedali italiani e del numero delle Asl rispettivamente di 175 unità e di 64 unità; aduna carenza di medici e di personale del comparto, ad un allungamento dei risultati delle liste d’attesa (a inizio 2022 ammontano a  630 mila ricoveri programmati, 14 milioni di prestazioni ambulatoriali e 3 milioni di prestazioni per screening).La recente relazione della Corte dei Conti al Parlamento sulla gestione dei Servizi Sanitari Regionali, ha evidenziato come I finanziamenti per la sanità italiana abbiano raggiunto il minimo storico da 17 anni, con una significativa riduzione del rapporto tra Fondo Sanitario Nazionale e PIL- sceso dal 6,8% al 6,3% – contro il 10% circa di Paesi come Francia e Germania.

Nel frattempo, ha preso piedela cosiddetta white economy, ovvero i sistemidi business privati, diretti o indiretti, riguardanti la salute dei cittadini, attraverso processi di esternalizzazione e privatizzazione della Sanità.

Secondo un recentissimo monitoraggio della spesa sanitaria pubblicato a fine 2023 dalla Ragioneria dello Stato, la spesa privata per prestazioni sanitarie non rimborsate è passata dai 28,13 miliardi del 2016 ai 40,26 miliardi del 2022,

incidendo notevolmente – secondo l’ISTAT – sulle condizioni economiche e all’impoverimento delle famiglie

Un mese fa 14 tra i maggiori scienziati italiani hanno riaffermato come non si possa fare a meno del Sistema Sanitario Nazionale pubblico e hanno firmato un appello per la sua tutela e il suo rilancio: hanno sottolineato in particolare il declino di alcuni indicatori di salute, la crescente difficoltà di accesso ai servizi di diagnosi e cura e le crescenti disuguaglianze regionali e sociali, proponendo risolutamente di portare il finanziamento della sanità agli standard dei Paesi europei avanzati, con un obiettivo dell’8% del PIL.In particolare il premio Nobel Giorgio Parisi ha ribadito come il Servizio Sanitario Nazionale “non solo consente a tutti i cittadini il diritto costituzionalmente garantito di accedere all’assistenza sanitaria, ma è anche uno scudo per prevenire aumenti irragionevoli dei costi sanitari”.

Incredibilmente, mentre l’OMS individua l’uguaglianza del diritto alla salute come priorità per il mondo e i governi mirano entro il 2030 a raddoppiare la copertura per spese sanitarie, l’Italia va esattamente nella direzione opposta!

La Sanità, insieme alla scuola, è uno degli indicatori del grado di civiltà, stabilità e coesione sociale di un Paese. Senza una rapida revisione – anzitutto culturale – delle politiche sanitarie,i cittadini italiani saranno sempre più soli davanti a liste di attesa interminabili, cure sempre più inaccessibili (se non ricorrendo a pagare di tasca propria), che può portare – come purtroppo già accade per molti anziani e famiglie – addirittura a rinunciare a curarsi: il 7,0 % della popolazione, quindi circa 4 milioni di persone.

E’ uno scenario inquietante che un paese come l’Italia non può più permettersi.

This post was published on Mag 20, 2024 9:50

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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