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Italia: spopolamento o rinascita?

Durante un evento su“Transizione demografica,ambiente e futuro” del 12 aprile, il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, ha affermato in merito la necessità di superare il presunto dualismo immigrato-nato.

In particolare, basandosi su dati ISTAT, ha spiegato come un incremento di anni di futuro di vita sia possibile proprio con l’immigrazione e una maggiore natalità locale: a parità di anni di pensione (17) – un neonato italianolavora e produce di più (45,4 anni di lavoro vs 33,7 di un immigrato), ma un immigrato produce prima (2 anni di studio vs i 20 di un italiano). Sono entrambi necessari ed essenziali.

D’altra parte senza popolazione non c’è futuro. La crisi demografica europea -entro il 2060 ci saranno 60 pensionati ogni 100 persone – in Italia vedrà in media 80 persone in età pensionabile ogni 100 lavoratori: una critica transizione demografica che peserà soprattuttosul futuro delle giovani generazioni.

Sul grave problema dell’inverno demografico italiano- più correttamente della glaciazione demografica,  vista l’attuale assenza di prospettive di recupero di popolazione – si innestainfatti il tema dello spopolamento sempre più drammatico delle aree territoriali meno centrali e più interne, che pure rappresentano il 58% del territorio con una popolazione di circa 13 milioni di persone.

Secondo uno studio della Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato (Cgia)nei prossimi 10 anni l’invecchiamento della popolazione porterà le persone in età lavorativa (15-64 anni) a ridursi dell’8,1%, con una sempre maggiore riduzione di occupazione giovanile, con un conseguente spopolamento di numerosi territori nazionali.

Si parla di grandi aree, fondamentali per la loro biodiversità, essenziali per l’interdipendenza anche idrogeologica con quelle urbane, che a causa dello spopolamento vedono compromessa la loro integrità ecologica, e il loro insostituibile patrimonio naturalistico, storico e culturale.

Aree distanti dai servizi essenziali scolastici, sanitari e di trasporto ferroviario, che nel 2030 presenteranno una riduzione della popolazione pari al 9,6%

Con l’eccezione virtuosa di poche realtà territoriali con variazioni demografiche più contenute o addirittura di segno positivo, caratterizzate – non casualmente – da un tasso di popolazione straniera elevata rispetto a quella residente, che abbassa l’età media e accresce le nascite.

E’ il c.d. modello-Riace – che oggi si sta rigenerando in altri borghi su scala nazionale – secondo cui, attraverso accoglienza e integrazione, gli immigrati possono invertire il trend in discesa di lavoro e ricchezza per una terra destinata altrimenti allo spopolamento. Come ricordato nella recente sentenza del Consiglio di Stato “un modello spontaneo di accoglienza diffusa, proteso, per un verso, alla positiva integrazione dei richiedenti asilo nella comunità locale, e, per altro verso, al contrasto dell’endemico spopolamento dell’entroterra calabrese a causa dell’emigrazione dei suoi abitanti

Oltre ai necessari fondi del PNRRper recuperare i borghi (circa un miliardo di euro ) e ad investimenti economici dedicati, per combattere lo spopolamento servono misure concrete e anche innovative, nuove tecnologie (come la telemedicina), e incentivazioni ai giovani che vogliano impiantare attività.

Ma soprattutto è fondamentale non muoversi in un’ottica localista ed emergenziale, bensì in una visione aperta di lungo periodo che tenga insieme natalità, immigrazione, comunità.

Solo così gli stupendi borghi italiani – diventati deserti – potranno ritornare ad essere luoghi di vita e cultura, con molti benefici per le popolazioni dei piccoli centri.

E,a cascata, per quelle delle nostre affollate aree urbane.

This post was published on Apr 20, 2024 9:59

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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