Impresa ed economia: dal riciclaggio al racket (VIDEO)

Il secondo incontro del Seminario sulla Legalità, tenutosi presso il Palazzo di Giustizia di Napoli, ha messo al centro dell’attenzione l’azione camaleontica delle organizzazioni criminali nel contaminare e fagocitare l’economia legale grazie alla loro capacità di creare network criminali, sostenuti anche dalla cosiddetta “zona grigia” della società civile che fornisce sostegno, consulenze professionali e tecniche di impiego delle risorse illecite altamente sofisticate e difficili da individuare da parte degli inquirenti. Particolare rilevanza è stata data alla comprensione di un fenomeno complesso come quello delle organizzazioni criminali di tipo mafioso che, col passare del tempo, si sono estese su tutto il territorio nazionale travalicando i tradizionali territori di origine imponendo le loro modalità di azione ormai anche a livello transnazionale. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla capacità di accumulare ingenti risorse finanziarie ricorrendo all’uso della forza, della violenza e del potere intimidatorio.

Il difficile è trovarle

Luigi Cuomo, presidente di SOS Impresa, ha segnalato quanto pervasiva sia l’azione delle organizzazioni criminali nell’assoggettare, attraverso l’usura e il racket, l’imprenditorialità sana e produttiva al punto tale che col passare del tempo diventa difficile discernere le imprese che operano in un tessuto legale da quelle amministrate direttamente o indirettamente dai criminali. Tutto ciò rende difficile anche l’azione di sostegno dell’associazione SOS Impresa nei confronti di quelle imprese che vogliono “liberarsi” dal giogo imposto dalle organizzazioni criminali.

In quali settori operano

Nello Trocchia, giornalista de Il Fatto quotidiano, ha evidenziato l’azione delle organizzazioni criminali in settori particolarmente redditizi e con bassissima probabilità di scontare pene severe come il settore dei rifiuti, del gioco on line e delle scommesse, settori per i quali è necessario che si intervenga adottando una normativa più severa per quanto riguarda l’illecito penaleMaurizio Montalto, Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi delle Politiche Ambientali, ha concentrato l’attenzione su quanto sia importante andare oltre il tema delle ecomafie ed evitare di essere catturati dalle “forme di pensiero” precostituite al fine di poter analizzare nel dettaglio i fenomeni di criminalità organizzata e predisporre gli strumenti di contrasto adeguati. Il ruolo degli avvocati quali primi paladini della legalità è per Montaldo centrale in questa sfida che deve vedere protagonisti in un’azione sinergica dal basso l’intera comunità coinvolta.

Cosa fare

Ed io, Michele Mosca, docente di economia politica della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Napoli Federico II che ho messo in evidenza la dimensione assunta dalle organizzazioni criminali e la loro capacità di inserirsi nel tessuto economico e sociale e di condizionare le funzioni politico-amministrative. E’ necessario studiare e iniettare antidoti in grado di contrastare l’economia criminale che colpiscano i gangli vitali che attanagliano le comunità. Certo che l’economia sociale, che antepone alla logica del profitto il perseguimento di un obiettivo di utilità sociale, è costituita da organizzazioni non profit che attraverso un modello di governance multistakeholder (che vede assieme cittadini attivi, istituzioni private e pubbliche agire per il perseguimento di un interesse generale,ndr) può contribuire a riconvertire il capitale sociale “mafioso” in capitale sociale “puro” e funzionale allo sviluppo locale.

Ho posto poi, l’attenzione sul ruolo di riutilizzo sociale dei beni confiscati reso possibile grazie alla legge 109/1996 e dal d.lgs 159 del 2011 che riconosce un ruolo centrale alle organizzazioni produttive dell’economia sociale quali le associazioni e le cooperative come concessionari privilegiati per il riuso di tali beni. Vi sono esempi di buone pratiche di riutilizzo sociale di beni confiscati in provincia di Caserta che sono centrate sullo sviluppo di economia sociale in grado di dar vita a percorsi autosostenibili di imprenditorialità sociale. Un modello di riutilizzo sociale dei beni confiscati, quello casertano, che vede protagonista il Comitato don Peppe Diana e numerosissime istituzioni private e pubbliche che provano da alcuni anni a rendere riproducibili tali esempi in un vasto territorio che è purtroppo noto con il nome di Gomorra ma che tali organizzazioni stanno, invece, provando a riconvertirlo nelle Terre di don Peppe Diana, terre caratterizzate dalla liberazione del giogo imposto dalla camorra.

Ho cercato di sottolineare l’azione di sostegno alla lotta alla criminalità condotta dalla Facoltà di Scienze Politiche della Federico II costruendo progetti culturali e di alta formazione che innalzino il livello di competenze e di professionalità per analizzare le organizzazioni criminali e combatterle attraverso azioni di prevenzione e di sottrazione di capitale sociale “puro”. Ne è un esempio concreto il Master di II livello di Analisi dei Fenomeni di Criminalità Organizzata e Strategie di Riutilizzo Sociale dei Beni Confiscati svolto in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia, il Comitato don Peppe Diana, Libera, Legambiente, Avviso Pubblico, Fai e Cultura Contro Camorra che proprio in occasione del ventennale del barbaro omicidio di don Peppe Diana procederà il 19 marzo 2014 alla consegna dei diplomi di Master della prima edizione.

This post was published on Mar 12, 2014 15:27

Vincenzo Noletto

Fotografo e giornalista. Appassionato di tecnologia, camicie a quadri e moto sportive degli anni ’70. Ritardatario cronico e dalla battuta sempre pronta, è un killer degli standard con la testa sempre piena di idee nuove.

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