Dall’ultima conferenza stampa di Antonio Conte emergono spunti che meritano una riflessione a mente fredda, lontana dai fumi dell’addio.
Il primo sentimento, inutile negarlo, è la gratitudine.
Conte ci ha regalato emozioni che, nel post-Spalletti, credevamo futuribili o comunque realizzabili solo sul lungo periodo.
Il merito va diviso equamente. Da un lato c’è Aurelio De Laurentiis, un Presidente sempre sul pezzo, capace di portare a Napoli uno dei migliori tecnici sulla piazza nel momento del bisogno, vedi Ancelotti ma con diversa sorte, cit. Conte: “si ma non ha vinto lo scudetto”.
Dall’altro c’è Conte che, tenendo fede alla sua fama e alle sue statistiche, ha centrato uno scudetto inaspettato, specie se ripensiamo alla partenza di Kvaratskhelia, che ci ha fatto emozionare in modo viscerale.
Poi, tra infortuni, un pizzico di sfortuna e l’altalena del “bel gioco/cattivo gioco”, non è arrivata quell’ulteriore emozione che tutti speravamo, soprattutto dopo una campagna acquisti estiva definita faraonica dalla stragrande maggioranza della stampa tra agosto e settembre 2025.
Ed è qui che il “personaggio” Conte scivola sul solito cliché.
Con l’avvento del web, l’editoria è cambiata: si creano centinaia di articoli al giorno, i programmi televisivi e radiofonici devono riempire i palinsesti e, inevitabilmente, si finisce per far parlare e sparlare. Ma questo accade a Napoli, in Campania, in Italia e nel mondo.
Pretendere di “compattare” la stampa, o lamentarsi di chi scrive e critica, anche in modo corretto, significa non accettare le regole del gioco mediatico globale.
Caro Antonio, se pensi che la “stampa distruttiva” esista soltanto qui, ti sbagli di grosso. Ti aspettiamo alla tua prossima avventura, curiosi di vederti litigare con la tua “nuova” stampa distruttiva di turno, ovunque essa sia.
Resta la storia, e quella non si cancella. Ti siamo riconoscenti, Antonio, per tutte le emozioni che ci hai fatto vivere, e ti sia d’un lusinghiero commiato questo ringraziamento.
E grazie ad Aurelio. Siamo certi che saprà sorprenderci ancora una volta. Perché, alla fine, vincere piace a tutti, ma saper ricominciare è un’arte per pochi.
Il dopo-Conte comincia oggi, ed è una pagina bianca che non vediamo l’ora di scrivere. Napoli è una piazza che non ha bisogno di essere difesa o giustificata davanti a nessuno, men che meno davanti ai microfoni di una conferenza d’addio.
Con la certezza di una società solida e la presidenza di chi non molla mai il timone, siamo già pronti per la prossima scommessa, per il prossimo tecnico che sposerà questa causa con fame e zero alibi.
Le emozioni dello scudetto inaspettato restano nella nostra storia, ma lo sguardo è già rivolto in avanti.
Perché il bello del calcio a Napoli è proprio questo, la capacità di sorprendere quando tutti ci danno per finiti.
This post was published on Mag 24, 2026 21:59
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