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Gli inferni di questo mondo e la Pasqua

La festa della Pasqua, così inattuale e disattesa per tanti cittadini, ha quanto meno il valore di interrogare ognuno circa la forza del male che anche oggi si manifesta.

Se pensiamo nel secolo scorso alle due guerre mondiali ealla Shoah con decine di milioni di morti, e più recentemente alle guerre in corso (tra cui Ucraina, Gaza, Sud-Sudan), a quelle dimenticate(Siria, Yemen e tante altre), comprendiamo fin dove può giungere l’orrore del male.

Oggi assistiamo, grazie anche alla scomparsa proprio della generazione di Auschwitz e Birkenau, alla riabilitazione della guerra, considerata una presenza ordinariae  ineluttabiledella storia umana. Una presenza che porta tutti i Paesi a riarmarsi, proclamando esplicitamente il doversi preparare a scenari cupi di conflitto.

L’enorme business della produzione e commercializzazione delle armi, trasversale a tutti gli stati e continenti, irride chi sostiene le ragioni della pace e zittisce il grido delle vittime.

Quel “si fece buio su tutta la terra” narrato dai Vangeli della Passione di Cristo, è la condizione permanente di un mondo che in tanti luoghi della “guerra mondiale a pezzi” (pezzi purtroppo sempre più numerosi e interconnessi) vede fitte tenebre, un cielo chiuso sul dolore di tanti.E’ la realtà di una guerra sempre più «strage degli innocenti», dove la gente comune è costretta a fuggire, dove le città diventano campi di battaglia e i civili subiscono massacri. Ne siamo informati 24 ore su 24, possiamo seguire letteralmente in diretta questo crollo del mondo: i bombardamenti, l’uccisione di civili, i massacri terroristici, il dramma dei campi profughi, il terrore negli occhi dei piccoli vittime innocenti dell’odio dei grandi.

Pochi giorni fa il cardinale Matteo Zuppi, nel messaggio di auguri per la Pasqua ha scritto: “Non possiamo abituarci alla guerra, ai combattimenti che non risparmiano deboli e innocenti, soprattutto i bambini: dovremmo sempre guardare attraverso le loro lacrime, attraverso il pianto dei più piccoli

Ma la guerra non nasce all’improvviso. E’ come già preparata da un clima prima di impotenza, che diventa poi indifferenza, quindi vittimismo e infine odio e violenza. Come ha recentemente ricordato Mario Giro, citando lo scrittore unghereseMarai: «Non c’è ancora la guerra e già non c’è più la pace». Infatti un odio diffuso e trasversale attraversa le pieghe di una società sempre più frammentata, alimentando una cultura che porta ad emarginare negli universiconcentrazionari contemporanei – il carcere, i cronicari – le RSA per anziani, chi è considerato inutile, inadeguatooirrecuperabile.

Sono i tanti inferni quotidiani e urbani, fatti di violenza, solitudine, abbandono, disperazione, dove Gesù – come nell’icona della risurrezione della tradizione cristiano-ortodossa – scende dopo la sua morte per salvare chi ne è prigioniero. Quel Gesù aspetta oggi uomini di buona volontà che lo aiutino a liberare tutti – vittime della guerra, anziani, profughi, detenuti, senza fissa dimora, disabili, soli – dai lacci di una condizione di separazione, schiavitù e morte.

A tutti questi uomini di buona volontà – ognuno, credente o meno, può esserlo – scrive Erri De Luca: “Sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace”.

This post was published on Apr 2, 2024 6:50

Mario De Finis

Docente, formatore e autore di testi in ambito universitario. Credo che promuovere insieme una cultura inclusiva e di pace, ispirata da amicizia e solidarietà, possa cambiare la vita e la storia. A partire dai giovani e dai più fragili.

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