Un imprenditore edile di 52 anni, domiciliato a Bacoli, finisce nei guai dopo essere stato individuato dai Carabinieri Forestali attraverso un impianto di sorveglianza a distanza: le riprese lo mostrano mentre riversa materiale nocivo e lascia un cagnolino di poche settimane in una zona ai margini di Giugliano, luogo già finito più volte sotto la lente per episodi dello stesso genere.
L’apparato di controllo, collocato dal Nucleo Carabinieri Forestale di Pozzuoli con lo scopo preciso di frenare gli illeciti ambientali che affliggono quella porzione di territorio, cattura ogni passaggio dell’azione. Il veicolo rallenta e si ferma sul ciglio della strada, il conducente scende, posa a terra un carico che le verifiche successive definiranno come sostanze pericolose, quindi ritorna verso il mezzo e solleva il portellone posteriore. Da lì tira fuori un cucciolo, lo depone sull’asfalto e riparte senza esitazione, guardando avanti.
La squadra che segue la diretta da remoto arriva sul luogo segnalato in tempi strettissimi: l’animale viene ritrovato in condizioni fisiche precarie, con evidenti tracce di digiuno prolungato e carenza di liquidi; viene fatta arrivare sul posto l’ambulanza veterinaria dell’Asl Napoli 1 Centro, con sede al presidio del Frullone, che si occupa di stabilizzare il piccolo paziente e avviarne il percorso terapeutico. Concluse le cure, il cane sarà messo a disposizione per un nuovo affido.
Gli inquirenti, ricostruendo passo dopo passo il filmato, riescono a dare un nome e un volto al responsabile in tempi brevi: si tratta del titolare di una ditta edile con base a Bacoli, rintracciato e raggiunto da formale denuncia poche ore dopo i fatti e sul cui capo pesano due distinte accuse: lo smaltimento irregolare di rifiuti pericolosi e il maltrattamento per abbandono di animali, quest’ultimo reso più grave dal fatto che il gesto sia stato compiuto servendosi di un’automobile. Proprio in ragione di questo elemento, all’uomo è stata applicata anche la revoca temporanea della patente.
Gli occhi elettronici posizionati nei punti più sensibili dell’area in questione hanno già permesso, in altre circostanze, di documentare situazioni analoghe di scarico abusivo, a conferma che quella zona continua a essere scelta da chi cerca angoli isolati per liberarsi di materiali ingombranti e, come accaduto stavolta, di creature indifese.
This post was published on Lug 16, 2026 17:47
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