I funerali di Valentino Garavani nella Capitale diventano un momento simbolico per l’intero sistema moda. Dopo la scomparsa di Giorgio Armani, si chiude definitivamente l’era dei fondatori che hanno reso lo stile italiano un linguaggio universale.
Roma oggi si è fermata per l’ultimo saluto a Valentino Garavani, nel giorno dei suoi funerali. Un addio solenne, composto, quasi sospeso nel tempo, come gli abiti che lo hanno reso immortale. Ma quello di oggi non è stato soltanto il commiato a uno stilista: è stato il capitolo finale di un’epoca, iniziata decenni fa e già segnata, lo scorso anno, dalla scomparsa di Giorgio Armani.
Con Valentino e Armani se ne vanno gli ultimi due giganti fondatori della moda italiana moderna, uomini diversissimi per visione e temperamento, ma uniti da una grandezza comune: aver trasformato lo stile in cultura, il vestire in identità nazionale.
Valentino era Roma, il sogno, l’alta società, il colore assoluto. Armani era Milano, la sottrazione, il rigore, la rivoluzione silenziosa. Il primo ha vestito il mito e la favola, il secondo ha spogliato il potere rendendolo moderno. Due linguaggi opposti, eppure complementari, che insieme hanno raccontato l’Italia al mondo meglio di qualsiasi slogan.
Se Valentino ha elevato l’alta moda a teatro dell’eleganza eterna, Armani ha riscritto il modo di stare nel mondo, soprattutto nello sport, nel cinema e nel lavoro. Il suo stile destrutturato ha cambiato per sempre l’immagine dell’uomo contemporaneo, così come il rosso Valentino ha ridefinito l’idea stessa di femminilità. Dove uno celebrava la forma, l’altro cercava l’essenza. Entrambi, però, hanno imposto regole destinate a durare.
I funerali di oggi, nella Roma che Valentino aveva scelto come casa e come orizzonte creativo, hanno avuto il sapore di una chiusura simbolica. Dopo la morte di Armani, l’anno scorso, la moda italiana perde definitivamente i suoi patriarchi. Non semplici stilisti, ma architetti del gusto, capaci di attraversare mode, crisi, trasformazioni sociali senza mai rinnegare sé stessi.
Entrambi hanno dialogato con lo sport, con il cinema, con il potere e con l’arte, lasciando segni profondi nell’immaginario collettivo. Entrambi hanno reso il Made in Italy un marchio di autorevolezza globale. Ed entrambi, pur circondati dal successo, hanno mantenuto un’aura di distanza, quasi monastica, da veri Maestri.
Oggi Roma ha salutato Valentino. L’anno scorso Milano aveva pianto Armani. Insieme, ora, appartengono alla storia.
La moda continuerà, cambierà volto, accelererà. Ma senza di loro sarà diversa. Perché con Valentino Garavani e Giorgio Armani non se ne vanno solo due uomini: se ne va un’idea di eleganza come valore, di stile come responsabilità, di bellezza come forma di civiltà.
This post was published on Gen 23, 2026 11:05
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