Nel giorno in cui si celebra la festa della donna, arriva l’ennesima notizia che fa riflettere sul concetto del rispetto per il gentil sesso. Ieri a Mondragone i carabinieri del Reparto Territoriale sono intervenuti in un’abitazione dove una donna incinta si era trasferita insieme alla figlia minorenne per sfuggire ai precedenti maltrattamenti del compagno 40enne. Quando sono arrivati sul posto, la donna ha mostrato alcune ferite da arma da taglio raccontando che l’uomo, tra l’altro agli arresti domiciliari e quindi sottoposto al divieto di allontanarsi dalla propria abitazione, l’aveva appena raggiunta: il 40enne l’avrebbe prima colpita con calci e pugni e poi aggredita con un coltello. I militari lo hanno catturato poco dopo e lo hanno arrestato con le accuse di evasione e lesioni personali aggravate dall’uso di un’arma.
Ogni anno la festa della donna si riempie di mimose, frasi sui social, eventi e celebrazioni, ma la realtà è fatta ancora di troppe storie come questa: donne che hanno paura, che denunciano, che scappano, che cercano di rifarsi una vita. E uomini che non accettano la fine di una relazione, che trasformano la rabbia in violenza, che continuano a perseguitare chi ha semplicemente chiesto di essere lasciata in pace.
Allora oggi non dovremmo pensare solo a quante mimose regaleremo o a quante frasi condivideremo online, ma dovremmo fermarci un attimo e porci una domanda più scomoda: stiamo davvero cambiando qualcosa, oppure ogni anno puntualmente il 25 novembre e l’8 marzo ci indigniamo per qualche ora su casi ancora esistenti di violenza contro le donne e poi tutto torna esattamente come prima?














