Ferragosto, storia e significato della festa dell’Estate

Ad andare a fondo sulla storia del Ferragosto, è la latinista Maria Jennifer Falcone, docente di lingua latina all’Università di Cremona

Ad andare a fondo sulla storia del Ferragosto, è la latinista Maria Jennifer Falcone, docente di lingua latina all’Università di Cremona

In origine agosto era il mese “sextilis”, il “sestile” o “sesto”, poiché il conteggio partiva praticamente con 60 giorni di ritardo rispetto ad oggi. Poi arrivò Giulio Cesare, che si intestò il mese precedente, il “quintilis”, il quinto dell’anno, e lo trasformò in ‘Iulius’, da cui ‘luglio’, a partire dalla sua stirpe, la gens ‘Iulia’. Infine, nell’8 avanti Cristo, quando stava per compiersi la transizione da Repubblica a Imperon e fu riformato il calendario, il figlio putativo, Ottaviano ‘Augusto’, volle avere un mese tutto per sé e scelse quello successivo, che divenne quindi ‘agosto’.

Non solo: l’imperatore romano desiderò poi un giorno in cui tutti, ma proprio tutti, si ricordassero di lui, persino gli schiavi. Lo chiamò ‘feriae augusti’ cioè ‘feste di Augusto’ e lo pose esattamente a metà del mese, per rendere inequivocabile e indimenticabile quella data. Da qui il ‘Ferragosto’, con il nome moderno, che però ha nel significato radici antiche e più complesse di quanto si pensi. Ad andare a fondo sulla storia del Ferragosto, è la latinista Maria Jennifer Falcone, docente di lingua latina all’Università di Cremona, nella facoltà di Musicologia.

La prima cosa da notare – spiega l’esperta – è che l’imperatore scelse la parola ‘feriae’, che appare sempre declinata al plurale. Il termine indica i giorni festivi che si ripetono ogni anno, istituzionalizzati e stabiliti nel calendario: caratteristica tipica delle ricorrenze religiose. La radice ‘*fer-‘ inoltre è la stessa dell’aggettivo ‘festus’ (da cui ‘festa’ in italiano) che indicava i riti non pagani, ma direttamente legati alle divinità. Sono tutti indizi di quanto Ottaviano volesse dare alla celebrazione un significato profondamente religioso”. Durante le ‘feriae’ infatti “non erano permessi i ‘negotia’, cioè le occupazioni comuni, il lavoro, perché le ore della giornata dovevano essere dedicate agli dèi”.

In effetti, nei testi antichi, “il termine appare spesso insieme ad un genitivo (come nel caso di ‘Augusti’), e quando succede il nome seguente è sempre quello di un dio, come Nettuno o Saturno”. Ottaviano insomma si preparava a diventare divino nell’immaginario dei romani, e praticamente a renderli di nuovo ‘sudditi’, senza che se ne accorgessero.

Anche a livello politico infatti, introdusse queste novità e parallelamente accentrò nelle sue mani il potere, pur mantenendo le strutture repubblicane, come il Senato: “Nel suo genio politico sapeva che i concittadini non avrebbero mai accettato alcun termine che riportasse alla monarchia” da cui rifuggivano come la peste, dopo l’agognata e orgogliosa conquista della Repubblica. Quindi decise di porsi su un piano superiore: quello della divinità. “Lo si vede anche dall’attributo di ‘augustus’ – ragiona la docente – che scelse per sé: ha la stessa radice di ’auctoritas’, l’autorità derivante direttamente dagli dèi e quindi ha una connotazione politico-religiosa”. La mitologia della discendenza della sua stirpe da Venere, compendiata e celebrata nell’Eneide di Virgilio, fece il resto.

Il piano politico rimase comunque centrale, perché le ‘feriae Augusti’ dovevano essere “feste familiari sì, ma di stampo pubblico, in cui ricordare anche eventi di storia politica contemporanea dell’epoca, a partire ad esempio dalla morte o dalla nascita del suo predecessore, Cesare”. Senza perdere la tradizione, dunque, ma “attualizzandola”: “Nello stesso contesto Ottaviano aggiunse, inoltre, l’anniversario della presa di Alessandria – aggiunge la latinista – il primo agosto del 30 a.C. per ricordare la fine di Antonio e Cleopatra e l’inizio di una nuova era. La sua”. Come risultato “praticamente tutto il mese che portava il nome dell’imperatore risultò festivo”, se si aggiungevano anche le ricorrenze tradizionali del raccolto e alla fertilità”. E in questo un ulteriore parallelo con l’abitudine attuale e tutta italiana di concentrare le vacanze proprio ad agosto.

C’è poi una nota finale di storia moderna da considerare: “Anche la scampagnata di Ferragosto, recuperata dall’iconografia fascista (si ricordano le immagini di Mussolini intento a falciare il grano) rientra in un recupero della tradizione romana dell’età augustea” che il Duce voleva riportare nell’immaginario collettivo del Ventennio.

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