Parassiti è il singolo d’esordio di Alvie, in uscita prossimamente per Suono Libero Music, l’etichetta discografica diretta da Nando Misuraca.
Alla base del lavoro una domanda: cosa resta davvero di una storia d’amore quando tutto sembra finito? Non soltanto ricordi, ma tracce invisibili che continuano ad abitare la mente, riaffiorando nei momenti più inaspettati e trasformando la quotidianità in un terreno fragile, caratterizzato da emozioni che non hanno mai smesso di esistere. Con questo primo lavoro ufficiale, la giovane artista affronta il tema delle conseguenze emotive che alcune relazioni possono lasciare anche molto tempo dopo la loro conclusione. I “parassiti” del titolo diventano così la metafora di pensieri, paure, ferite e ricordi che continuano a vivere dentro chi li ha attraversati.
«Mi interessava raccontare una sensazione che credo appartenga a molte persone», spiega Alvie. «Spesso pensiamo che la fine di una relazione coincida automaticamente con la fine delle sue conseguenze. In realtà alcune esperienze continuano a vivere dentro di noi sotto forme diverse, riemergendo quando meno ce lo aspettiamo. Parassiti nasce proprio da questa consapevolezza».
Il brano si sofferma infatti su quel tempo sospeso che segue una rottura, quando tutto sembra apparentemente archiviato ma alcuni meccanismi emotivi continuano ad agire in profondità. «Le persone tendono a sottovalutare l’impatto che una situazione negativa può avere sulla salute mentale anche a distanza di tempo», racconta l’artista. «Magari un rapporto tossico finisce, ma non vuol dire che non possano restare ansia, paura di rimettersi in gioco affettivamente e problemi di fiducia. A volte è complicato lasciarsi semplicemente il passato alle spalle e ognuno ha i suoi tempi per farlo».
Dal punto di vista musicale, Parassiti si muove in una dimensione di pop alternativo dalle atmosfere scure e sospese. La produzione costruisce un equilibrio tra tensione emotiva e immediatezza melodica, lasciando spazio alla voce e alla forza del testo. L’arrangiamento cresce progressivamente, accompagnando l’ascoltatore in un percorso sonoro che conserva intatto il senso di vulnerabilità che attraversa l’intero brano.
A soli 24 anni, Alvie porta nella sua musica un bagaglio artistico costruito nel tempo. Studia cinema, canta da oltre dieci anni e in questo esordio fonde scrittura personale, sensibilità visiva e intensità emotiva, dando vita a una narrazione autentica e contemporanea.
Non a caso, anche l’immaginario del videoclip ufficiale, diretto da Claudio D’Avascio, nasce dall’incontro tra musica e linguaggio cinematografico. «La mia formazione cinematografica ha influito molto sulla costruzione del video», spiega. «Inoltre amo il thriller e l’horror, non solo al cinema. La mia adolescenza è stata accompagnata dai libri di Stephen King e credo che queste influenze abbiano contribuito a creare l’atmosfera che cercavo per questa canzone e che, più in generale, vorrei portare nella mia musica».
Per Alvie, musica e immagini rappresentano infatti due strumenti espressivi che si alimentano a vicenda. «Quando scrivo una canzone visualizzo sempre delle scene. Probabilmente dipende dal mio percorso di studi, ma ho bisogno di immaginare ambientazioni, colori e dettagli che possano amplificare quello che sto raccontando. È un processo molto naturale per me».
La produzione discografica è stata curata da Nando Misuraca per Suono Libero Music, con la partecipazione dei musicisti Corrado Calignano e Vince Carpentieri, che hanno contribuito alla definizione dell’identità sonora del progetto.
Se Parassiti rappresenta il primo tassello del percorso artistico di Alvie, la cantautrice guarda già oltre. «In realtà penso di aver fatto la scelta più sicura per un debutto», confessa. «Non è una canzone che mi espone troppo emotivamente. Ho scritto testi molto più personali, che affrontano temi delicati come la salute mentale, e mi piacerebbe lavorare presto anche su quelli».
Un percorso artistico che punta alla sincerità e alla ricerca di una connessione autentica con chi ascolta. «Ho tante storie ancora da raccontare e alcune sono decisamente più intime», aggiunge. «La scrittura per me è uno spazio libero in cui affrontare emozioni e fragilità che spesso facciamo fatica a condividere. Mi piacerebbe che chi ascolta le mie canzoni potesse ritrovarsi in queste esperienze e sentirsi meno solo».
E conclude: «Non so se esista davvero il momento giusto per raccontarsi fino in fondo, ma so che aspettare la perfezione rischia di impedirti di realizzare ciò che potresti fare. A volte bisogna avere il coraggio di rischiare. Se Parassiti parla delle ferite che restano, credo che parli anche della possibilità di conviverci e trasformarle in qualcosa di diverso. Le cicatrici fanno parte della nostra storia e, nel bene e nel male, contribuiscono a renderci ciò che siamo».
Parassiti è una riflessione intensa sull’eredità invisibile delle relazioni, su ciò che continua a vivere dentro di noi anche quando tutto sembra essere andato avanti. Un esordio che unisce scrittura personale, ricerca sonora e immaginario visivo, segnando l’arrivo di una nuova voce pronta a raccontare le sfumature più profonde dell’esperienza umana.
Il singolo sarà disponibile prossimamente su tutte le principali piattaforme digitali.
Qui di seguito il link con il video del singolo:
https://youtu.be/Hfaf6BU2SW4?
This post was published on Giu 12, 2026 14:18
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