Delia Morea e la sua Napoli “imperfetta” inaugurano la quinta edizione di Poetè (VIDEO)

Riparte al Chiaja Hotel de Charme il ciclo di letture Poetè: a inaugurarlo un romanzo sulla Napoli della belle époque

di Giuliana Gugliotti e Manlio Converti

La suggestiva cornice del Chiaja Hotel de Charme, che con i suoi trascorsi gloriosi di storico bordello cittadino ben si presta a incorniciare le altrettanto suggestive letture interpretate da attori professionisti, e poi i libri, romanzi racconti o poesie, i loro autori e, supremo regnante su tutti, il tè, con gli immancabili pasticcini. Sono questi gli ingredienti che danno vita a Poetè, ciclo di letture poetiche (e non solo) contro la discriminazione, giunto alla sua quinta edizione.

“Poetè è un luogo dove incontrare scrittori e lettori, appassionati di poesia ma non solo; è anche il posto ideale per conoscere e conoscersi, attraverso la cultura, unico strumento della lotta contro ogni forma di intolleranza” dice Claudio Finelli, direttore artistico della kermesse che per l’inaugurazione presenta “Una terra imperfetta” di Delia Morea.

Un romanzo sulla Napoli ottocentesca stretta tra il colera e la prima guerra, una Napoli alla ribalta in cui la miseria corre parallela ai fasti della “belle époque“. Su questo sfondo a colori vividi, ispirato alle memorie della nonna dell’autrice, si incrociano le vite delle protagoniste Annina e Nanà: la prima da sempre presente nella mente dell’autrice, la seconda nata quasi per caso e cresciuta sotto la penna, con un carattere forte, ribelle, e una volontà quasi autonoma. Due personaggi speculari, spiega l’autrice, che sembrano non avere nulla in comune ma sono in realtà l’una il rovescio dell’altra. Ma “Una terra imperfetta” non è solo la storia di due donne che, ognuna a modo suo, lottano per l’emancipazione e la libertà: è anche un romanzo corale, in cui trovano posto e voce tanti altri personaggi, realmente vissuti o inventati, che insieme costituiscono il corposo esempio di una variegata umanità. Ed è proprio “l’umanità in ogni sua forma, coacervo di fetenzia e bellezza” che all’autrice interessava raccontare.

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