In un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, un testimone anonimo racconta come abbia barattato 12 anni di lavoro, in termini di spettanze maturate e non corrisposte, con 100 euro e la firma di un contratto a termine di pochi mesi. E’ quel che è successo a lavoratori, artisti del Teatro San Carlo di Napoli durante il regime commissariale e si tratta di contrattazioni “elette a sistema, non occasionali” secondo gli avvocati di 6 tersicorei che pure hanno firmato verbali del genere, in prima istanza respinti dalla stessa commissione di conciliazione dell’ufficio provinciale del lavoro, ma poi riproposti con una nuova commissione e subito dopo una diffida.
I legali rappresentanti dei precari storici del San Carlo ai quali sono stati assicurati pochi mesi di lavoro ma rinunciando a cause in corso o spettanze dovute, per la somma complessiva di 100 euro, parlano di un reato penale, l’estorsione negoziale. L’obiezione del San Carlo è invece che gli accordi sono stati comunque firmati
La rinuncia totale, insomma, a “differenze retributive per qualsiasi altro titolo e quindi per lavoro straordinario, differenze di inquadramento, Tfr, tredicesima, quattordicesima, ratei di ferie e festività, lavoro domenicale, permessi, altri istituti retributivi legati a trasferimenti o «trasferte, benefit, premi, indennità legale alla cessazione del rapporto di origine legale o (indennità) contrattuale anche per danno professionale, biologico, morale e esistenziale”. Tutto ciò, come è scritto in quel modello per le assunzioni dei precari storici del Massimo che, come afferma l’avvocato Francesco Andretta, “con questa tipologia di contratti raggiungono la pensione”.
E qui la rabbia di Mario (come viene chiamato l’anonimo intervistato dall’inviato del Corriere del Mezzogiorno) divampa. “Ho firmato per mera necessità di lavorare. Solo dopo abbiamo capito che non era inoppugnabile e comunque l’accordo è invalidato. Il mio diritto all’assunzione è maturato in graduatoria di merito. Eppure una famiglia, comprare casa, fare un mutuo, sono tutte cose che io non posso fare. Andiamo avanti con contratti per pochi mesi”. Parla per tutti e ce l’ha con tutti. Anche con i sindacati. “Se facessero l’interesse dei lavoratori non andremmo in pensione da precari. Ora non saremmo in tribunale”. E trova anche la lucidità di lasciare un consiglio a chi è più giovane di lui. “Ho 30 anni e so che andrò in pensione da precario. A chi ha talento di lasciare Napoli e di non tornare più. Cos’altro potrei dirgli?”
This post was published on Mar 7, 2015 18:29
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