di Fabio Iuorio
In Campania i camion sono rimasti fermi anche questa notte. Gli autotrasportatori che protestano contro il caro carburante hanno fatto sapere che i presidi andranno avanti senza pause: da Caserta Sud a Santa Maria Capua Vetere, da Palma Campania fino al Litorale Domizio, i punti di blocco sono già tanti e nelle prossime ore potrebbero aumentare. Chi si è messo in strada la notte scorsa o stamattina se n’è accorto subito, tra rallentamenti, code e traffico che andava avanti a fatica.
La mobilitazione va oltre i confini della regione e minaccia di paralizzare le principali arterie del Sud Italia. Il messaggio che i camionisti mandano a Roma è chiarissimo: “Il Governo ci ascolti e intervenga rapidamente o bloccheremo tutto“.
Il motivo è il prezzo del carburante. Per chi fa questo lavoro è diventato una voce sempre più pesante nei conti, e le imprese di autotrasporto chiedono misure rapide per contenere i rincari in un settore da cui dipende il trasporto delle merci. Finché non arriveranno risposte, dicono, i presidi resteranno dove sono.
Le code ai caselli sono la parte della protesta che vedono tutti. L’altra, quella che passa quasi inosservata, comincia a farsi sentire adesso e riguarda la spesa. Nelle ultime ore sono emerse le prime difficoltà nella distribuzione di alcuni prodotti, soprattutto frutta e verdura.
Per capire come funziona basta seguire un solo camion. Se resta bloccato a un casello, la sua consegna salta, la merce rimane a bordo e non arriva al magazzino, il magazzino non può rifornire il negozio, il negozio resta ad aspettare. Qualche ora più tardi, in fondo a questa catena, c’è chi entra a fare la spesa e potrebbe trovare un prezzo diverso dal giorno prima, oppure un prodotto che semplicemente non è ancora arrivato.
Con l’ortofrutta il problema pesa di più, perché è merce che non può aspettare. Un carico di pasta o di detersivi può restare fermo un giorno senza fare danni. Una cassetta di pomodori o di insalata no: ogni ora di ritardo si sente, e quello che non arriva fresco rischia di non essere più buono da vendere. Per un fruttivendolo di quartiere, che di solito compra la merce giorno per giorno e non ha grandi magazzini dove tenere scorte, un camion che non arriva vuol dire un banco mezzo vuoto la mattina dopo.
Ci pensiamo poco, ma quasi tutto quello che troviamo nei negozi sotto casa è passato da un camion prima di finire sugli scaffali: la spesa al supermercato, il pane, i materiali per un cantiere, i pezzi di ricambio per un’officina. Dietro c’è una rete fatta di carichi, scarichi e tempi stretti, dove ogni pezzo aspetta quello prima. Finché tutto gira, nessuno se ne accorge. Basta che qualche presidio vada avanti un paio di giorni per scoprire quanto la nostra giornata dipenda da chi le merci le sposta ogni giorno.
Ed è qui che si torna al motivo dei blocchi. Per un’azienda di autotrasporto il carburante non è una spesa come le altre: ogni viaggio, ogni chilometro, ogni consegna ne consuma. Se il prezzo sale, sale il costo di tutto il lavoro. A quel punto le strade sono due. O l’impresa assorbe l’aumento e guadagna sempre meno, oppure lo fa pagare a chi le affida la merce, e da lì, un passaggio dopo l’altro, il rincaro rischia di arrivare fino al cliente finale. Quando il carburante aumenta, anche portare una cassetta di frutta dal produttore al negozio costa di più. E quella differenza, prima o poi, qualcuno la paga.
Fino a questo momento i blocchi hanno toccato soprattutto strade e caselli. Il prossimo passo, però, potrebbe riguardare il porto di Napoli. La protesta potrebbe arrivare nello scalo già oggi, o forse domani, e lì le conseguenze sarebbero più ampie. Il porto è uno snodo fondamentale per il traffico commerciale, e le merci che arrivano via nave, per raggiungere aziende e negozi, devono comunque salire su un camion. Un presidio in quella zona rischierebbe di mettere in difficoltà buona parte della logistica e delle attività legate ai trasporti.
Quanto durerà, per ora, nessuno lo sa. I camionisti confermano di voler andare avanti, e la durata della protesta, così come un eventuale allargamento ad altri punti strategici, dipenderà anche da quello che deciderà il Governo. Più passano i giorni, però, più i disagi rischiano di spostarsi dalla strada alla vita di tutti: prima le code, poi le consegne in ritardo, poi gli scaffali.
Intanto in Campania si tiene d’occhio la viabilità, con automobilisti e operatori del settore alle prese con i disagi dei presidi. Stanotte i camion sono rimasti al loro posto. La risposta che chiedono deve arrivare da Roma; gli effetti di questa attesa, invece, potremmo vederli tutti, già nei prossimi giorni, davanti al banco della frutta.
This post was published on Ott 19, 2026 8:57
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