Cronaca

Bambino autistico tra scuola e tribunale: chi decide davvero?

Da Nocera Inferiore (Sa) arriva una vicenda molto complicata che, almeno per ora, resta senza un finale e il cui protagonista è un bambino di 11 anni con disturbo dello spettro autistico, finito suo malgrado al centro di una vicenda giudiziaria che mette in luce le fragilità del nostro sistema.

La vicenda nasce nell’estate del 2025, quando il bambino conclude la scuola primaria e viene regolarmente promosso. Tutto sembra andare come previsto, ma pochi mesi dopo, e a nuovo anno scolastico iniziato, scoppia il caos: il padre presenta ricorso e il Tar Campania annulla la promozione, sostenendo che ripetere l’anno possa favorire una crescita più equilibrata. La madre, invece, si oppone con fermezza: “Mio figlio ha completato con profitto il percorso delle elementari e, nel primo quadrimestre della prima media, ha ottenuto la media del 7. La sua bocciatura, con retrocessione alle elementari, non è stata neppure valutata dal consiglio di classe: è illegittima e ingiusta. Mio figlio deve tornare subito nella sua classe, in prima media”, dichiara. A sorpresa però a marzo 2026 arriva un nuovo colpo di scena: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso della madre, sospendendo la decisione del Tar e riconoscendo che la promozione iniziale era stata basata su criteri validi, supportata da una documentazione completa e dal Piano Educativo Individualizzato (PEI). Ora la camera di consiglio è fissata per il 25 marzo e sarà un passaggio decisivo per capire le sorti di questa vicenda.

Questa storia non riguarda però una bocciatura o una promozione, ma il diritto di un bambino ad un percorso scolastico coerente con le sue esigenze: la giustizia amministrativa, la scuola e la famiglia ci sono, ma nel momento in cui entrano in conflitto a pagare il prezzo più alto è proprio chi dovrebbe essere tutelato di più, e chi ha avuto esperienza con bambini con autismo sa bene quanto siano fondamentali per loro la stabilità la routine e la prevedibilità degli ambienti, ogni cambiamento improvviso può avere effetti duraturi sul loro equilibrio. Il sistema dell’inclusione scolastica in Italia, almeno sulla carta, è tra i più avanzati anche perchè prevede PEI, figure dedicate, momenti di confronto, ma casi come questo dimostrano che le regole, da sole, non bastano. Ogni scelta ha un impatto giusto o sbagliato a seconda dei punti di vista: tornare indietro può aiutare, ma rischia anche di creare frustrazione; andare avanti può essere positivo, ma solo se supportato adeguatamente. Non esiste una risposta valida per tutti, ed è proprio questo il nodo, quando un percorso scolastico diventa un terreno di scontro, significa che qualcosa non sta funzionando, e in casi come questo il tempo non è un dettaglio burocratico, ma parte della crescita che non si può restituire.

La vicenda resta ancora aperta, ma al di là dell’esito giudiziario, resta una domanda più pesante di qualsiasi sentenza: quanto è davvero capace il nostro sistema di adattarsi ai bisogni concreti dei bambini? Proteggere un bambino non è solo applicare regole, ma garantire continuità, sicurezza e rispetto per il suo tempo e per le sue conquiste, crescere non può diventare una questione da tribunale.

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