Con la chiusura della fabbrica anche la banca ha cessato di esistere. E’ stata smontata in ogni sua attrezzatura. Dalla chiusura del cantiere sono stati lanciati progetti di bonifica, nuove destinazioni d’uso. In vent’anni non s’è visto nulla di tutto questo, mortificando i sogni e le aspettative di tante generazioni aggrappate ad un futuro che non è mai arrivato. Eventi culturali, spazi di informazione e autoinformazione, luoghi d’ incontro e di partecipazione attiva.
Uno spazio aperto rivolto a chi immagina per Bagnoli rapporti umani e socialità fondati sulla solidarietà e la cooperazione. Una reale e consistente realtà che si oppone all’inquinamento dell’area in questione ricca di ferro inutile. E’ in relazione alla nascita di questo luogo che i cittadini, soprattutto i più giovani, manifestano la volontà di appropriarsi di spazi comuni che possano diventare luoghi simbolo per la costruzione di un futuro che stenta ad essere scritto.
Cosa di concreto può nascere in uno spazio sociale, lo chiediamo ad Antonio Perillo, il quale denuncia la presenza di numerosi spazi non sfruttati e che potrebbero essere pensati in chiave sociale, con l’intento di offrire nuovi stimoli e nuove prospettive ai giovani di questo territorio, che tanto si adoperano per rendere la realtà in cui vivono, una realtà migliore.
Di Simona Coppa
This post was published on Set 5, 2012 10:22
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