“Altrove nella mente”, scritto da Flora Maria Rosaria Capozzi e tratto da una storia vera, è un romanzo potente e dolorosamente autentico. Un viaggio nelle profondità della psiche, dove il trauma si annida in silenzio e l’amore diventa l’unica ancora possibile di salvezza.
Il libro è stato pubblicato da Atile edizioni.
Siamo a Napoli. Maria ha dieci anni, ama il calcio e si rifugia nei mondi fantasy che inventa per proteggersi da una realtà che le sta stretta. Cresce in una famiglia borghese, apparentemente perfetta, imprigionata però in un perbenismo rigido e soffocante. È una bambina ingenua, sognatrice, incapace di immaginare il male. Il male arriva una sera qualunque.
Un ragazzo più grande, figlio di amici di famiglia, approfitta della sua fiducia. Nella sua camera. lontano dagli adulti, la violenta. La minaccia, la zittisce, le ruba l’innocenza. Maria non denuncia, non parla. Il senso di colpa – alimentato da un’educazione religiosa distorta che associa il dolore alla punizione divina – si radica dentro di lei. Si convince di essere colpevole. In quel momento, la bambina che era muore.
Gli anni passano. Maria seppellisce il ricordo in un “altrove” della mente, un luogo che crede di controllare. Ma il trauma non scompare: si trasforma in attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore, paura del mondo. La madre, donna rigida e bigotta, interpreta il suo malessere come ribellione. Il padre, più attento e affettuoso, prova a sostenerla, ma non riesce a raggiungere la ferita profonda che la divora.
Maria cresce, studia psicologia, diventa maestra elementare. Accanto a lei c’è Alessandro, amico di sempre, innamorato di lei dal liceo. Alessandro è presenza, pazienza, dedizione assoluta. Ma Maria, convinta di essere sbagliata e irrecuperabile, lo respinge per non trascinarlo nel suo abisso.
La morte improvvisa del padre la spezza definitivamente. Tenta il suicidio.
È allora che entra in scena David, psichiatra americano conosciuto da Alessandro durante un convegno. Affascinante, brillante, carismatico, David conquista Maria con un rapporto che presto oltrepassa il confine etico tra medico e paziente. La manipola, la isola, la seduce emotivamente. Maria confonde dipendenza e salvezza. Allontana Alessandro, che tenta inutilmente di metterla in guardia. Quando Maria scopre di essere incinta, la realtà esplode: il bambino è malformato a causa degli psicofarmaci. L’aborto è inevitabile. David si rivela per ciò che è davvero: un uomo egoista, già sposato, incapace di assumersi responsabilità. Ancora una volta Maria subisce una forma di violenza, più sottile ma altrettanto devastante. Alessandro, invece, resta. Si dichiara apertamente. Non le promette miracoli, ma presenza. Maria, per la prima volta, sceglie di fidarsi dell’amore. Inizia un percorso di cura più sano, più consapevole. Non è una guarigione improvvisa, ma un cammino lento, fragile, fatto di ricadute e resistenza.
Quando rimane di nuovo incinta, questa volta di Alessandro, la paura ritorna feroce. Ma accanto a lei c’è un sostegno autentico. La gravidanza è difficile, il parto doloroso, ma nasce Alma “anima”, simbolo di rinascita, della vittoria sulla distruzione, della possibilità di trasformare il trauma in vita.
Il romanzo si chiude con il matrimonio di Maria e Alessandro, con Alma tra le braccia. La battaglia contro i fantasmi del passato non è finita, ma ora Maria non è più sola. Ha scelto di vivere. Ha scelto di amare.
Altrove nella mente è una storia di sopravvivenza e riscatto, di manipolazione e guarigione, di colpa e perdono. È il racconto di come il trauma possa spezzare, ma anche di come l’amore, quello vero, paziente, imperfetto, possa ricostruire un’anima ferita.
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Benvenuta Flora Maria Rosaria Capozzi, finalmente ha visto la luce questo intenso testo narrativo. So che era un tuo desiderio farlo pubblicare. Il libro è tratto da una storia vera. Come nasce il progetto e in che misura sei riuscita a riassumere questa storia di cui sei venuta a conoscenza?
Grazie a te per l’attenzione. “Altrove nella mente” nasce come voce, un grido direi, di fronte al quale non volevo e non potevo essere indifferente. È stato difficile scriverlo, molto, ma necessario affinché questa storia, per chi purtroppo si riconosce in essa, sia voce, forza e coraggio, per affrontare qualcosa che è difficile fare, ma non impossibile
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Il messaggio di “Altrove nella mente” è molto potente. Possiamo dire l’argomento che è la violenza su un minore e le conseguenze che lascia questo gesto vigliacco in chi lo subisce. In che modo la mente può relegare in un altrove diverso il proprio dolore?
La mente è un “luogo” potente ed infinito, laddove il dolore è troppo forte, la paura lega e zittisce, e quell’evento diventa un qualcosa che non riusciamo neppure a ripetere a noi stesse; esattamente qui, in questo preciso momento, nasce quel meccanismo dove ci rifugiamo in “quell’altrove” dove tutto è perfetto, normale e dove nulla è accaduto perché lì tutto è protezione. Non esiste male, violenza, dolore, malattia, la morte. In poche parole, quel luogo della mente, c’è un modo per sopravvivere. La mente, così sconosciuta e perfetta, congela l’evento traumatico quasi sempre e ci rimanda nel suo “altrove” finché non affiorano i ricordi, anche dopo anni, frammentati prima e nitidi poi.
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Maria, la protagonista, può essere tutte le donne che vivono una violenza. Con brevi cenni, vogliamo accennare chi è Maria?
Maria è una donna frutto dalla violenza subita da bambina. Fragile, irruente e rabbia pura. Non vive, ma sopravvive; pur tuttavia è anche indipendente e forte, benché possa sembrare il contrario. Maria entra sotto pelle e non ci lascia più. La si amerà leggendo la sua storia.
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In questo testo ci sono anche due personaggi maschili, David e Alessandro, l’uno l’opposto dell’altro. In che maniera si relazionano con Maria?
Alessandro è il suo più caro amico. Amicizia nata al primo liceo che si evolve poi in altro. Lui è una presenza costante, ferma, resiliente. Ed è l’unico punto fermo di Maria, un animo nobile, pulito e ama incondizionatamente. Non è un salvatore, ma lui vale più di mille salvatori messi assieme. David è un uomo realizzato, un professionista stimato. Un professore in psichiatria e psicoterapia. Carismatico e senza scrupoli. Il suo rapporto con Maria nasce per la sua figura professionale, come terapeuta. Ma lui esercita l’abuso di potere sin da subito e sa come farlo, mettendo Maria in una condizione dov’ è completamente sottomessa a lui, dove la violenza qui, si “veste” di giri di parole e raggiri ad hoc per arrivare ai suoi fini.
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Le storie sono nell’aria, si dice sempre così, ma quanto è stato difficile raccontare di una storia vera e che accade, purtroppo, continuamente nel mondo?
Difficilissimo. Ci ho messo tanto a scriverlo perché qui tocchiamo le pieghe dell’anima, del dolore, perché sono storie che si intrecciano, chi più, chi meno, alla nostra di storia. Ognuno di noi ha il proprio vissuto. Attraversarlo è stato davvero forte. Ad un certo punto mi fermavo perché le mani mi tremavano. E non nego di aver pianto fino a star male.
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Quale messaggio o emozione speri che i lettori portino con sé dopo aver finito il libro?
Che non si zittisca mai una violenza subita, di qualsiasi genere essa sia. Di farsi affiancare da figure professionali per la cura e di denunciare subito. Il messaggio del libro è la speranza, motore della vita stessa come l’amore, perché anche se si è in mille pezzi, si torna in piedi, sempre.
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C’è una scena in particolare di cui sei più orgogliosa, o che ti ha commosso scrivere?
La rinascita di Maria. L’amore che finalmente capisce di provare, e che finalmente accetta. l’appropriassi della propria dignità e della sua vita. La sua felicità con Alessandro e la sua Alma. La più grande vittoria sulla malattia e sul suo vissuto.
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Maria Rosaria, ora ci sarà una bella fase promozionale. Come ti stai preparando?
Bella domanda. Navigo in acque nuove, e questo mi stuzzica e mi dà nuova motivazione. Non ho uno schema appuntato sulla lavagna, ma sarà bella piena. Ed io sono determinata a portare questa storia lontano, molto lontano.
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Non posso che farti un grande in bocca al lupo!
Crepi il lupo!
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