Costume e Società

Customer mindset: L’algoritmo non è il problema (è il modello)

Questo non è un consiglio è un appunto su lavoro, visibilità ed economia digitale.

Non è una guida. Questa rubrica non nasce per insegnare come crescere, monetizzare o “fare meglio”. Nasce per fermarsi un attimo prima. Per guardare il lavoro digitale, la visibilità e la creator economy senza la lente della performance.

Qui non troverai istruzioni da seguire, ma domande da tenere aperte. Perché spesso il problema non è scegliere male, ma scegliere troppo in fretta.

Customer Mindset è una raccolta di riflessioni, strategie e strumenti per comprendere gli utenti nell’era digitale, oltre a essere un libro che trovi su Amazon

Rileggi il primo articolo Questo non è un consiglio

Jose Compagnone 

L’algoritmo non è il problema (è il modello)

Quando si parla di creator economy, l’algoritmo è quasi sempre il primo imputato.

È colpa sua se i contenuti non girano, se i numeri calano, se l’entusiasmo evapora. È una presenza opaca, quasi mitologica: nessuno lo vede davvero, ma tutti ne subiscono gli effetti. Un’entità astratta a cui attribuire successi e fallimenti, come si faceva un tempo con la fortuna o con il meteo.

Fermarsi all’algoritmo è comodo. Perché sposta l’attenzione su qualcosa di esterno, impersonale, incontrollabile. Se va male, non è colpa tua. Se va bene, non è merito tuo fino in fondo. È “l’algoritmo”.

Il punto è che l’algoritmo non è il problema. È lo strumento. Il problema è il modello economico che lo governa.

Le piattaforme non nascono per far guadagnare chi crea contenuti. Nascono per massimizzare il tempo di permanenza, raccogliere dati, vendere attenzione a terzi. In questo schema, i creator non sono clienti. Sono fornitori di materia prima.

Producono flussi, emozioni, intrattenimento, conflitto, identificazione. L’algoritmo serve a distribuire tutto questo nel modo più efficiente possibile.

E infatti, da questo punto di vista, funziona benissimo.

Se l’algoritmo fosse davvero “rotto”, le piattaforme perderebbero soldi. Invece continuano a crescere, a espandersi, a rafforzare il proprio ruolo. Questo dovrebbe già dirci qualcosa: il sistema non sta fallendo. Sta facendo esattamente ciò per cui è stato progettato.

Ed è qui che nasce il primo grande equivoco: attenzione non significa valore economico diretto.

Un milione di visualizzazioni non equivale a un milione di euro, né a mille, né a cento. È un milione di occasioni in cui qualcuno ha guardato qualcosa. Il valore di quell’attenzione viene poi estratto altrove: nella pubblicità, nei dati, nella profilazione, nelle partnership, nei mercati finanziari. Solo una minima parte, quando va bene, torna indietro a chi ha reso possibile tutto questo.

Per questo succede una cosa apparentemente paradossale. Ci sono creator che “funzionano” perfettamente per la piattaforma e malissimo per se stessi. Tengono le persone incollate allo schermo, alimentano conversazioni, polemiche, engagement. Dal punto di vista del sistema non c’è nessun problema. Dal punto di vista umano, invece, sì.

Il modello è asimmetrico per definizione. Chi crea si prende il rischio. Chi gestisce la piattaforma incassa la rendita.

Quando un contenuto funziona, il creator viene premiato con altra visibilità. Che spesso significa altro lavoro non retribuito: rispondere ai commenti, produrre follow-up, mantenere il ritmo, restare rilevante. È una spirale che somiglia molto a una promozione senza aumento di stipendio.

Quando non funziona, accade l’opposto. La responsabilità viene individualizzata. Devi migliorare, studiare, adattarti, capire cosa “vuole l’algoritmo”. La struttura resta intoccabile. Il modello non viene mai messo in discussione, solo il comportamento di chi crea.

È qui che il discorso si fa più sottile. Le piattaforme non premiano ciò che sostiene le persone nel tempo. Premiano ciò che trattiene attenzione nel breve. Un contenuto può essere utile, profondo, persino trasformativo per chi lo guarda, ma se non genera retention sufficiente, non è interessante dal punto di vista del sistema. Viceversa, contenuti ripetitivi o polarizzanti possono prosperare proprio perché tengono le persone incollate allo schermo.

Non è una questione morale. È una questione di incentivi.

Quando diciamo che “l’algoritmo decide”, in realtà stiamo dicendo che qualcuno ha già deciso che tipo di valore conta. E quel valore, quasi mai, coincide con la sostenibilità economica di chi crea.

Per questo tanti creator vivono una contraddizione costante: più crescono, più lavorano; più vengono visti, meno capiscono come trasformare quella visibilità in qualcosa di stabile. Non perché sbagliano, ma perché stanno giocando a un gioco progettato per produrre pochi vincitori strutturali e una massa enorme di partecipanti sempre sul punto di “sfondare”.

Capire tutto questo non serve a rinunciare. Serve a smettere di colpevolizzarsi.

Se il sistema funziona così bene senza di te, forse il problema non sei tu.

Forse è solo il modello che stai cercando di abitare.

This post was published on Feb 2, 2026 13:36

Giovanni Copertino

Napoletano da sempre, giornalista per passione e avvocato per vocazione. Cofounder di Road Tv Italia, sempre pronto a prendere telecamera e microfono. Ma non chiedetemi di montare un video! Buon streaming a tutti

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