Silvia Martinello, giovane autrice veneta, si fa spazio nel panorama letterario italiano con “Adele”, un libro che racconta la storia di una ragazza come tante, piena di sogni, amori, fragilità e che si ritrova catapultata all’improvviso in un incubo moderno e purtroppo sempre più diffuso: il revenge porn. La protagonista, Adele per l’appunto, ha diciassette anni e, come molti coetanei, vive le prime relazioni, le emozioni intense, il desiderio di fidarsi e di condividere se stessa con qualcuno, ma ciò che dovrebbe restare intimo e protetto si trasforma in violenza digitale: foto e video privati finiscono nelle mani sbagliate e diventano strumenti di umiliazione pubblica, un chiaro attacco alla privacy, alla dignità e al diritto di decidere chi può vedere il proprio corpo e la propria vita.
Il libro mette a fuoco un punto che troppo spesso viene ignorato o volutamente distorto: la colpa non è mai di chi si fida, ma di chi diffonde senza consenso. Eppure, ancora oggi, il dito si punta contro la vittima. “Perché ti sei fidata?”, “Com’è possibile che non ti sia accorta delle registrazioni?”. Domande sbagliate, figlie di una mentalità arretrata, che aggiungono vergogna alla vergogna e silenzio al silenzio. Il revenge porn non finisce purtroppo con l’eventuale cancellazione dei contenuti, internet ha una memoria lunga, e le ferite anche; chi lo subisce spesso si ritrova isolato, giudicato, esposto, come se la propria vita privata fosse diventata un fatto pubblico, aperto al commento e alla condanna di tutti.
A colpire maggiormente è la voce di Adele, una normalissima ragazza carica di paura, rabbia, confusione, senso di colpa, emozioni raccontate dall’autrice con lucidità, senza fronzoli e che arrivano dritte al lettore. In questo, la Martinello dimostra una scrittura asciutta ed efficace, facendoci ricordare che parlare di questi temi non è moralismo, ma responsabilità. E lo fa con una precisione quasi chirurgica, in un racconto di circa trenta pagine dense di significato e spunti di riflessione, soprattutto per un pubblico giovane, ma non solo.
Ed ecco l’intervista che la talentuosa autrice ha concesso per RoadTv Italia:
Ciao Silvia, prima ancora di addentrarci nel tuo libro, ti andrebbe di parlarci un po’ di te? Chi è Silvia Martinello e come e quando nasce in te l’amore per la scrittura?
Certo! Sono una giovane donna padovana che lavora come contabile presso uno studio. Fin da bambina, la lettura mi ha sempre entusiasmato e, quando giocavo, mi piaceva inventare storie e fantasticare. A un certo punto decisi di concretizzare e assecondare questa fantasia e quindi pubblicare il mio primo romanzo in self.
Il tuo libro “Adele” tratta un tema sociale che scotta, il Revenge porn, che nasce spesso dentro relazioni “normali”: quanto fa paura l’idea che la violenza arrivi da chi diceva di amare?
Fa malissimo pensare che la persona al tuo fianco o comunque una persona di cui ti fidi, possa recarti un dolore così grande e molto spesso sottovalutato, perché non visibile fisicamente come lo può essere uno schiaffo o un occhio nero. È un tipo di violenza subdola che in un attimo può stravolgere la tua vita e, poi, non essere più quella di prima. Il lato più crudele del revenge porn è che tutti possono esserne vittime, magari inconsapevolmente.
Adele è tratto da una storia vera? Quanto è stato difficile non cadere nel rischio di spettacolarizzare il dolore?
Adele è frutto della mia fantasia, ma potrebbe essere tranquillamente una delle tante ragazze che spesso sentiamo per telegiornale, radio o social. In Adele ho cercato di far emergere lo stato d’animo. Lo scopo di questa storia è di scuotere le menti, empatizzare con una ragazza che potrebbe essere una figlia o un’amica. Ho optato per un registro linguistico semplice, lineare che mettesse in risalto l’angoscia e la paura di Adele, quindi non fermandomi a raccontare un fatto, ma farlo vivere attraverso le emozioni della protagonista.
C’è una scena del libro che per te rappresenta più di tutte il punto di rottura tra “prima” e “dopo” nella vita della protagonista?
La rottura c’è nel momento in cui Adele si rende conto di quello che sta succedendo. Prima era come chiusa in una bolla, bellissima, ma non reale. Quando vede e sente, è come se si risvegliasse all’improvviso da un sogno che la catapulta in una realtà troppo grande e difficile da gestire per lei.
Cosa ti ha spinto a raccontare questa storia? Il bisogno di denunciare, di capire, o di restituire dignità a chi viene spesso ridotto a un “caso”?
Ho scritto Adele in un momento di rabbia, maturata ascoltando ogni giorno le notizie di telegiornali, radio e social. Volevo porre l’attenzione su un argomento molto spesso considerato di serie B perché non lascia lividi visibili. Avevo voglia di restituire una dignità a tutte quelle donne che si sono sentite giudicate o che si sono tolte la vita per la vergogna. Volevo che non si sentissero sole.
Secondo te la letteratura può fare qualcosa che la legge, da sola, non riesce a fare quando si parla di revenge porn?
Inizio con il dire che credo molto nel potere dei libri e della letteratura. Hanno il privilegio di creare dibattito, confronto, scambio di idee. Chi legge può vivere altre vite e magari come in questo caso creare empatia nei confronti di questa ragazza.
Dopo questo libro continuerai a scrivere di temi sociali o cambierai completamente registro?
Continuerò a scrivere di temi sociali, perché sono convinta che creare un dialogo aperto e sincero tra i lettori sia già un bellissimo passo avanti. E spero anche di poter portare avanti un progetto di sensibilizzazione rivolto alle scuole che tratti queste tematiche. Non nego, però, che mi piacerebbe anche scrivere storie che portino il lettore a passare qualche ora di leggerezza.
Dopo aver scritto questo libro, cosa diresti a chi minimizza con frasi come “bastava non mandare quelle foto”?
È difficile sradicare da una società come quella in cui viviamo l’idea che una donna non se la sia cercata. Che comunque siano andate le cose è sempre colpa sua. Siamo portati sempre a giustificare il colpevole e a condannare la vittima.Siamo tutti bravi a giudicare, a dire: “ah, io non l’avrei mai fatto”. Dovremmo imparare a empatizzare e allenarci alla sensibilità, anche se sembra passata di moda.
Adele è una storia che fa paura proprio perché potrebbe riguardare chiunque, libri di tal genere servono proprio a rompere il muro dell’indifferenza, a ricordarci che dietro ogni foto c’è una persona, una storia, una vita che merita rispetto. E che restare umani, anche nel digitale, non dovrebbe essere una scelta opzionale.
Adele è disponibile in formato digitale e cartaceo e acquistabile esclusivamente attraverso lo shop dell’agenzia GMPhotoagency.
Editore: Essenza di Parole Edizioni
Collana: Fratture
Gruppo editoriale: GMPhotoagency – Fix On Magazine
Vendita: Shop ufficiale GMPhotoagency
Formato: Digitale e Cartaceo 12,5 x 17,5
Costo: 2,99 € (Edizione digitale) 5,99 € (Edizione cartacea)









