Cronaca

Addio a Gino Paoli, la voce che ha raccontato l’amore senza filtri

di Fabio Iuorio 

Si è spento Gino Paoli. E con lui se ne va una voce inconfondibile, un modo di scrivere canzoni che non cercavano di piacere a tutti, ma arrivavano dritte al cuore.
Aveva attraversato decenni di musica italiana restando sempre fedele a se stesso, senza inseguire le mode.
Nato a Monfalcone nel 1934 ma profondamente legato a Genova, Paoli è stato uno dei protagonisti della cosiddetta scuola genovese, insieme ad artisti che hanno riscritto il linguaggio della canzone italiana. Ma la sua “impronta” è sempre stata personale, quasi ostinata.
Bastano poche note di Il cielo in una stanza per capire di cosa si parla, una canzone che ha fatto la storia, certo, ma soprattutto una canzone che ancora oggi funziona anche perché non è legata a un’epoca, ma a un sentimento. E poi Sapore di sale, che è diventata estate, leggerezza, malinconia. Tutto insieme, senza bisogno di spiegazioni.
Paoli non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, le sue canzoni erano intime, spesso essenziali, ma capaci di restare: parlava d’amore, certo, ma non quello da cartolina piuttosto quello complicato, imperfetto, reale.
Negli anni ha attraversato tutto: successi, pause, ritorni, anche momenti difficili, personali e artistici. Ma non ha mai perso quella capacità di stare dentro le cose senza trasformarle in spettacolo.
Non era un personaggio costruito ma uno di quelli che scriveva e cantava quello che sentiva. Per questo oggi la sua scomparsa pesa, perché non riguarda solo la musica, ma un certo modo di stare nel mondo. Più lento, più profondo, meno urlato.

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