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A BRESCIA NASCE LA “PIZZA TERAPIA” PER GLI ADOLESCENTI FRAGILI, CHEF CIRO DI MAIO E FRATERNITÀ GIOVANI INSIEME 

In Lombardia nasce il laboratorio “Mani Im-Pasto”: dieci incontri tra farina e inclusione dove otto ragazzi con problematiche di salute mentale imparano il mestiere e la fiducia sotto la guida del titolare di San Ciro. Un progetto che unisce l’eccellenza della tradizione napoletana all’approccio clinico-educativo della storica cooperativa sociale bresciana. La presidente della cooperativa, Laura Rocco: “La pizza aiuta i ragazzi a sentirsi competenti e a costruire fiducia nelle proprie possibilità”

Il futuro, per un adolescente che attraversa il buio della fragilità psichica, ha spesso i contorni sfocati di un orizzonte irraggiungibile. Molti di loro hanno interrotto gli studi, quasi tutti faticano a trovare un posto nel “mondo reale” che sia al contempo stimolante e protetto. Oggi, però, quel futuro inizia ad avere il profumo del lievito e della farina. A Brescia, presso la pizzeria San Ciro, prende ufficialmente il via “Mani Im-Pasto”, un progetto di “pizzaterapia” nato dalla sinergia tra lo chef napoletano Ciro Di Maio e la cooperativa sociale Fraternità Giovani.

L’iniziativa non è un semplice corso di cucina, ma un tassello fondamentale di un percorso terapeutico-riabilitativo multidisciplinare. L’obiettivo dichiarato dai promotori è offrire ai ragazzi occasioni reali per mettersi alla prova, uscendo dal perimetro rassicurante dei centri diurni per sperimentarsi in un contesto professionale autentico. Il progetto è stato ideato dal titolare di San Ciro, Ciro Di Maio, insieme all’educatore professionale della cooperativa, Matteo Pasetti.

“La scelta della pizza come medium terapeutico è strategica: si tratta di un cibo semplice, familiare, capace di mettere chiunque a proprio agio”, spiega Pasetti. “È un elemento concreto che consente di vedere in tempi rapidi il risultato del proprio impegno, trasformando la manipolazione degli ingredienti in un esercizio di autostima. In un ambiente dove le regole, i tempi e la collaborazione sono ferrei come in ogni cucina di alto livello, otto ragazzi dell’età compresa tra i 12 e i 18 anni imparano che è possibile costruire qualcosa di buono con le proprie mani”.

“L’approccio della cooperativa è da sempre pionieristico: integrare l’attività clinica con esperienze di vita concreta sul territorio”, aggiunge la presidentessa Laura Rocco. “Il progetto di “pizza teraphy” si inserisce perfettamente in questa visione, offrendo una “palestra di realtà” dove la fragilità psico-emotiva non è un limite, ma il punto di partenza per una nuova consapevolezza. Per questi adolescenti, indossare il grembiule e affondare le mani nella farina significa iniziare a immaginare il proprio futuro con una fiducia nuova. Non si tratta solo di imparare un mestiere, ma di capire che, con la giusta guida e il giusto impegno, si può essere protagonisti della propria vita, un impasto alla volta”.

Il laboratorio si articola in dieci incontri di due ore ciascuno. Durante ogni lezione, Ciro Di Maio accompagna i giovani alla scoperta delle materie prime d’eccellenza, insegnando loro ogni segreto: dalla selezione delle farine alla lavorazione dell’impasto, fino alla stesura e alla cottura.

“Ogni gesto tecnico diventa un’occasione educativa per allenare l’ascolto, la precisione e, soprattutto, la responsabilità”, spiega Ciro Di Maio. “In una cucina professionale, il rispetto dei tempi non è un’opzione, ma una necessità; imparare a gestire la pressione di un servizio, seppur in un ambiente tutelante, aiuta questi adolescenti a riscoprire risorse personali che spesso rimangono soffocate dalla patologia o dal disagio sociale”.

Chef Ciro, classe 1990, è un uomo che conosce bene il valore del riscatto. Nato a Frattamaggiore da una famiglia umile, Ciro ha iniziato a lavorare a 14 anni, lasciando gli studi a 18 per inseguire la sua passione. La svolta arriva nel 2015 con il trasferimento in Lombardia, dove da pizzaiolo dipendente è riuscito, con determinazione e sacrificio, a diventare titolare unico del suo locale. Anche per questo da allora opera nel sociale: ha fatto corsi di formazione in carcere ma anche per i disoccupati, è certo che nella pizza molte persone possano trovare una svolta esistenziale.

Anche per questo è scattata l’idea di collaborare con Fraternità Giovani, cooperativa bresciana e impresa sociale nata nel 2000 che oggi rappresenta un’eccellenza in Lombardia nella gestione della salute mentale in età evolutiva. Con quasi cento operatori tra dipendenti e collaboratori, la cooperativa segue attualmente circa duecento minori attraverso una rete che include centri diurni, comunità residenziali e ambulatori specialistici come il recente Centro Polifunzionale per l’Età Evolutiva inaugurato a Brescia nel 2024. Nel percorso terapeutico-riabilitativo rivolto ad adolescenti fragili, con problematiche di salute mentale, i loro Centri Diurni e Residenziali Terapeutici di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza promuovono non solo attività cliniche ed educative all’interno dei servizi, ma anche esperienze di vita concreta sul territorio, in contesti stimolanti, protetti e tutelanti. Il caso della pizza terapia ne è forse uno dei migliori esempi.

SCHEDA SAN CIRO

Ciro Di Maio nasce a Frattamaggiore, un comune del Napoletano, nel 1990. Mamma casalinga, papà dal passato burrascoso. Le sue prime esperienze nel lavoro sono a 14 anni, poi si iscrive all’Alberghiero, ma a 18 anni lascia gli studi e inizia a lavorare.  Nel 2015, la svolta: trova un lavoro da pizzaiolo per una grossa catena in Lombardia, poi riesce a rilevare quella pizzeria assieme a sei soci, infine diventa titolare unico. È così che è iniziata l’avventura “San Ciro”, il suo locale a Brescia  (vicino al multisala Oz, in via Sorbanella) che oggi impiega una quindicina di persone ed è noto per la veracità delle sue pizze, ma anche per il suo menù alla carta di alta cucina. Un locale amato perché rappresenta la tradizione napoletana, a partire dagli ingredienti: olio dop, mozzarella di bufala campana dop, pomodorino del Piennolo, ricotta di bufala omogeneizzata e porchetta di Ariccia Igp. Fondamentale è la pasta: ogni giorno viene scelto il livello esatto di idratazione, in base all’umidità di giornata. In menù ha la pizza verace, ma anche il battilocchio, la pizza fatta da un impasto fritto nell’olio bollente e subito servito avvolto in carta paglia. Le pizze sono tutte diverse, sono fatte artigianalmente. Ciro lo ripete spesso. “Mi piace tirare le orecchie alle pizze, ognuna ha il suo carattere e deve mostrarlo, odio le pizze perfettamente rotonde e se c’è più pomodoro da una parte rispetto ad un’altra è perché usiamo pomodori veri”. Molti i vip che lo amano, le pareti del suo ristorante sono piene di fotografie. Tra le altre anche Eva Henger, che è stata a cucinare pizze una sera da lui. Senza dimenticare i giocatori del Brescia Calcio, che quando possono, anche dopo le partite, lo passano a salutare.

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