Raffaele Cantone: “c’è ancora molto da fare nel contrasto alle mafie”

Intervista al Magistrato Raffaele Cantone, dopo la maxi operazione contro il clan Contini

E’ fra i Magistrati di punta del nostro Paese, l’Uomo che ha contrastato con il suo Ufficio di Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la camorra dei clan casertani, dando loro la caccia anche in Europa, seguendo i loro movimenti economici fino in Scozia. Oggi coordinatore del settore penale dell’Ufficio del Massimario presso la Corte di Cassazione, Raffaele Cantone conosce bene il sistema camorra, le dinamiche che favoriscono il suo incedere. 

Autore de “I gattopardi” (Mondadori, 2010) e “Football Clan” (Rizzoli, 2012): due testi in cui il Magistrato napoletano, insieme al Giornalista Gianluca Di Feo, approfondisce e spiega l’evoluzione delle mafie, non più (o non solo) dedite alle consuete attività criminose, ma così subdole da insinuarsi in attività apparentemente lecite, per meglio raggiungere i propri profitti.

Abbiamo intervistato il Dott. Cantone dopo la maxi operazione di ieri, che ha condotto all’arresto di fiancheggiatori ed affiliati del clan Contini.

90 arresti, più di 250 milioni di euro sequestrati al clan Contini, in una maxi operazione che ha visto coinvolte Dia e Dda di Napoli, Roma e Firenze.
Ancora “Gattopardi”, ancora imprese che prestano il fianco ai clan. Difficile, accedere al credito, in questo periodo di crisi economica che sembra non finire, per gli imprenditori onesti od i giovani imprenditori.
Lo Stato, con il suo apparato repressivo, c’è e lo ha dimostrato, ma sono in molti ad essere – nonostante tutto – sfiduciati e scoraggiati, quasi rassegnati. Nemmeno questo blitz, ha poi così tanto “meravigliato” i cittadini. Come se tutto questo sistema fatto di collusioni e corruzione (non dimentichiamo che l’inchiesta ha coinvolto anche un funzionario dell’Interno di carriera prefettizia), fosse diventato “normale”.
Deve ammettere che è in momenti come questo, che il nostro Paese perde colpi e credibilità…
Cosa suggerirebbe, al Governo, per invertire la rotta e guadagnarsi la fiducia dei cittadini?

R.C. “L’ultima “retata” contro camorristi questa volta legati al clan napoletano dei Contini dimostra come sia ormai fortissima la capacità delle organizzazioni di infiltrarsi nel circuito economico e produttivo e come i clan “sappiano” dove andare ad investire; nelle zone, cioè, dove si guadagna di più e dove spesso l’attenzione e la tensione del contrasto ai clan è molto più bassa.
E’ la prova che c’è ancora molto da fare e che le mafie stanno sempre più abbandonando le vesti tradizionali, trasformandosi sempre più in imprenditori, anche di successo.
E’ questo, il fronte su cui concentrare, anche in futuro, la maggiore attenzione sul piano normativo (dalla riforma delle confische a quella su l’utilizzo dei beni confiscati ai clan), oltre che sul piano della repressione”.

L’inchiesta ha visto indagato anche l’ex calciatore, nonchè ex capitano della nazionale di calcio italiana Giuseppe Giannini, per “frode in competizione sportiva con l’aggravante della finalità mafiosa”.
In pratica, da allenatore del Gallipoli – squadra militante in Lega Pro girone B nella stagione 2008/2009 – prima della decisiva partita (al fine di accedere alla Serie B), contro il Real Marcianise, si sarebbe accordato – insieme a Salvatore ed Ivano Righi ed al direttore sportivo del Gallipoli, Luigi Dimitri – per consegnare ad alcuni calciatori della squadra avversaria la somma di 50 mila euro, per favorire il Gallipoli. 

La rosa del “Football Clan” si arricchisce sempre più di nuovi elementi; eppure ci dev’essere, anche in questo caso, un modo per prevenire, piuttosto che “curare”…

R. C. “La vicenda, pur nel rispetto della presunzione di innocenza, è paradigmatica; il calcio è uno strumento utilissimo per i clan, al fine di inserirsi nei contesti sociali e per fare da volano a rapporti di affari ed a legami con politica ed istituzioni.
A volte, il calcio minore, fa più gola ai clan persino di quello maggiore; si fanno affari senza l’esposizione alla luce del sole ed all’attenzione mediatica e spesso si ottiene molto di più. 
Resta un ultima considerazione: il tema è sottovalutato e si fa gran fatica a far capire quanto sia un pericolo per il calcio!”

 

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