Giulio Andreotti la pratica del potere.

Prima “dell’Ultimo bacio” di Gabriele Muccino, il bacio più chiacchierato e giudicato di alto interesse dall’opinione pubblica, almeno quella italiana, era sicuramente quello forse mai scambiato e di sicuro mai dimostrato tra Giulio Andreotti  e il boss Salvatore Riina.

È proprio con questo presunto bacio che iniziano i ricordi della mia generazione sulla figura del sette volte Presidente del Consiglio.

La testimonianza la diede Baldassarre Di Maggio, uomo di Cosa Nostra, collaboratore di giustizia che ammise di essere stato presente ad un incontro tra lo “Stato” e la Mafia nel settembre del 1987 nella casa di Palermo di Ignazio Salvo, fu in quella occasione che si consumò secondo il pentito “il fattaccio”.

Quello che mi ha sempre colpito é che lo stesso ex premier ammise di non aver mai scambiato un bacio con sua madre, ma che questo non escludeva dal loro rapporto un grande affetto, e in effetti, osservò sarcasticamente, che “Giuda sembra che baciasse molto e non era un sentimentale”.

Queste dichiarazioni restituiscono un’immagine gelida e controllata del Divo Giulio e allora se fosse vera la storia del bacio con Riina sarebbe un ironico contrappasso.

Ma questo non è l’unico episodio dubbio, lo stesso senatore a vita commentò un giorno che, a parte le guerre puniche, gli era stato attribuito veramente di tutto. “Un caso o la volontà di Dio” che il suo nome è stato associato negli anni a molte delle tragedie italiane e degli scandali che hanno investito la prima Repubblica?

L’organizzazione Gladio, l’omicidio del giornalista Pecorelli, del generale Dalla Chiesa, il rapporto con Michele Sindona e Licio Gelli, il caso Aldo Moro, una politica di compromessi o semplicemente delle ingiurie, tentativi più o meno falliti di eliminare dalla scena politica italiana il “pupillo di De Gasperi”?

E poi il rapporto con la Mafia, bacio a parte, potrebbe essere stato un male necessario per poter perpetrare il bene? Ma la domanda più scomoda è se è possibile ammettere che per la ragione di Stato uno statista, uno dei più grandi della nostra storia contemporanea, possa aver accettato come interlocutori, mafiosi, servizi segreti deviati, poteri occulti, criminali, brigatisti, uomini spregiudicati per mantenere il potere e amministrare una Nazione. E se così fosse potrebbe essere considerato un uomo di Stato, un personaggio politico positivo?

Diego De Vellis

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