Ebola: ecco quali sono i rischi per l’Italia e la Campania

Torna la psicosi Ebola: in Italia siamo al sicuro, ma se la situazione sfuggisse di mano la Campania sarebbe più a rischio di altre regioni. Ecco perché

L’ebola è arrivata in Europa. Dopo il caso dell’infermiera spagnola di ritorno dall’Africa, ammalatasi quando era ormai già rientrata in Spagna, si riaccende anche in Italia la psicosi del contagio, aggravata dal fatto che le modalità di trasmissione del virus non sono certe e ben definite.

Per combattere l’ebola la prevenzione prima di tutto

“In Italia non c’è alcun rischio” assicurano le autorità, almeno per il momento. Ma le misure di sicurezza contro la diffusione del virus sono state attivate. La rete infettivologica dellla Regione si è già messa in moto per rispondere alle istanze previste dal Ministero della Sanità e dall’Istituto Superiore di Sanità, misure predisposte alla individuazione e all’immediato isolamento dei casi sospetti. Insomma, la Campania, nel caso in cui le cose dovessero volgere al peggio, non si farà trovare impreparata, come è accaduto qualche settimana fa a Pozzuoli, davanti a due casi “sospetti” di ebola che poi si rivelarono essere, una volta trasportati i pazienti al Cotugno per accertamenti, di malaria.

Ecco quali sono le regioni italiane più esposte al rischio ebola

I rischi che l’ebola arrivi in Italia sono minimi. Tuttavia, se si dovesse perdere il controllo del virus, le regioni maggiormente esposte sarebbero quelle costiere, Sicilia in primis. Questo perché le regioni costiere sono quelle in cui si verificano più spesso sbarchi di migranti che, seppure non necessariamente portatori dell’ebola, provengono con buona probabilità dalle regioni africane infestate. L’ultimo sbarco in Campania è avvenuto lo scorso settembre, nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum, che oggi desta non poche perplessità, e che continuerà a essere attiva fino a fine ottobre, quando verrà sostituita da Frontex Plus, programma guidato dall’Unione Europea per l’accoglienza e la messa in sicurezza dei migranti.

Rapporti sessuali sotto accusa: sono pericolosi per la trasmissione dell’ebola

I rapporti sessuali rappresentano un pericolo concreto e conclamato: il contagio tramite rapporto sessuale infatti può avvenire anche dopo 6 o 7 settimane dalla guarigione. Un altro problema è rappresentato dal fatto che nei paesi colpiti dall’epidemia i sistemi di controllo sono carenti, ed è difficile tenere sotto controllo il virus. E proprio sul controllo delle frontiere punterà l’Ue con Frontex Plus. Tuttavia, bisogna considerare che i migranti affrontano viaggi molto lunghi prima di arrivare in Europa e in Italia, anche svariate settimane, durante le quali la malattia dovrebbe manifestarsi. Eventuali contagiati dall’ebola potrebbero essere immediatamente individuati e trattati secondo le procedure di sicurezza.