This is my work: Zabaleen, gli uomini spazzatura in Egitto (VIDEO)

Il Cairo. Sotto i monti della capitale egiziana, nell’area Mokattam, c’è un posto che si è trasformato in funzione della spazzatura

di Lorenzo Giroffi

Gli Uomini Spazzatura

Il Cairo. Sotto i monti della capitale egiziana, nell’area Mokattam, c’è un posto che si è trasformato in funzione della spazzatura. La minoranza religiosa cristiana copta qui ha deciso di impiegare la propria vita nella raccolta, divisione e recupero dell’immondizia, raggiungendo risultati incredibili, con l’ottanta per cento di riciclaggio, seppur in condizioni di lavoro non proprio umane e rischi sanitari elevati.

Sembra di trovarsi all’interno di uno di quei film dove tutti vivono in funzione di un’attività od un oggetto. Gli uomini spazzatura ed i loro bambini sufficientemente cresciuti vanno in giro per l’enorme Cairo, con carretti trainati da asini  od i più emancipati con camion, raccolgono i cumuli di spazzatura e li portano qui, dove donne e bambine a mani nude frugano nelle buste per iniziare una prima selezione dei rifiuti, differenziando quello che è riutilizzabile, ciò che deve essere fuso in forni e quello da scartare (qui in discarica finisce solo il 20 per cento).

Questo è il lavoro degli Zabaleen (letteralmente vuol dire uomini spazzatura), che fino al 2009 nel processo di cernita dei rifiuti potevano contare anche sui maiali, che rovistando nei cumuli eliminavano l’organico. Nel 2009 arrivò anche in Egitto l’influenza A H5N1, che creò una vera e propria pandemia. Furono individuati i maiali come portatori di questo virus ed il Governo ne ordinò l’abbattimento. Gli zabaleen attaccarono le istituzioni, parlando di una volontà dall’alto di boicottare il loro lavoro, favorendo così l’affidamento totale del servizio di raccolta dei rifiuti alle compagnie private estere. Ad oggi se ne vedono poco di maiali, ma, seppur proibiti, ci sono.

Tutti sono dentro quest’ingranaggio, all’interno di una città che vive comunque la propria quotidianità, con rifiuti sull’uscio di casa, di bar e cucine. È il loro lavoro. L’ingranaggio si è inceppato quando le autorità egiziane decisero di affidare tutto il ciclo dei rifiuti a società estere, tenendo fuori gli uomini spazzatura, per ragioni che sono andate di pari passo sul piano economico e di discriminazione verso quella che è comunque una minoranza etnico-religiosa.

Le compagnie spagnole FCC ed Urbaser Enser, assieme all’italiana AMA Arab Environmental Company hanno usufruito del processo di privatizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti del Cairo. Dopo qualche anno queste ditte hanno però concesso agli zabaleen un subappalto, in grado di coordinare il ciclo dei rifiuti. È un accordo informale, che però integra gli zabbaleen e permette loro di collaborare con queste società, dividendosi zone della città ed operando nella raccolta, nello smaltimento e nel trattamento dei rifiuti. Le imprese straniere pagano un subappalto, che non comprende assicurazioni sociali o mediche, assicurandosi il lavoro di cui questa comunità ha ormai conoscenze assodate.

C’è un’altra contraddizione all’interno della cornice di questi monti, che oltre a contenere questo lavoro dalle considerazioni ambigue, tra il buon senso del riciclaggio e lo sdegno per le condizioni lavorative, custodisce anche la chiesa più grande del Medio Oriente: il monastero di San Simone. La minoranza copta qui è maggioranza, anche se dentro questo slargo silenzioso, un miracolo rispetto a qualche passo dietro, ospita pure bambini ed uomini musulmani. Tutto ricavato dalla cava di una montagna, con bombe esplose, secondo la leggenda, nel primo giorno di Ramadan del 1975, per provocare chi in tutto il resto del Paese è maggioranza.

Le autorità locali, le compagnie estere che operano ed il buon senso in generale potrebbero rendere Mokattam un posto dove realmente i rifiuti smettano di essere un problema.

 

 

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