Ha del paradossale la vicenda che ha visto coinvolta Rosa Polce, una donna di 63 anni a cui, circa nove anni fa, è stata strappata via la figlia Carmen. L’uomo condannato per l’omicidio della ragazza, Michele Campanile, è risultato essere nullatenente e, come recita impietosamente il diritto, le spese per il procedimento ricadono, paradossalmente, su chi ha sporto denuncia.
Una vicenda che ha fatto storcere il naso al pool di avvocati del gruppo “Pronto intervento Legale” . «Nonostante la donna abbia intentato una causa per ottenere il giusto risarcimento danni – recita il testo di un comunicato rilasciato dall’associazione di penalisti partenopei – si è vista recapitare la richiesta per un assurdo pagamento di spese legali. Il sistema giuridico italiano prevede che le spese legali facciano capo a chi viene riconosciuto colpevole in sede di giudizio, in questo caso risultando l’uomo nullatenente, le spese ricadranno per assurdo sulle spalle di chi oltre a non ottenere il risarcimento dovrà pure sostenere le spese».
Una vicenda assurda quella di Rosa Polce. Il sistema legale italiano è composto di un gran numero di norme che richiederebbero una revisione. Trovarsi di fronte a situazioni del genere dove chi ha subito il danno è pure costretto a rimborsare le spese è quantomeno indegno di un sistema giuridico di un paese civile. Nel corso degli anni Rosa ha dilapidato il suo patrimonio per portare avanti il procedimento contro Campanile. La beffa dello Stato che si aggiunge all’ immane danno procuratole dall’omicidio di sua figlia.
This post was published on Nov 9, 2014 20:39
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