Una transessuale di 50 anni viene assistita e denudata in un reparto maschile. È una persona che, soccorsa per un ictus, è stata ricoverata al San Giovanni Bosco e che ora è costretta, da norme che non riconoscono il suo corpo ma solo un nome sulla carta d’identità, a subire un trattamento indegno. È stata spogliata davanti a quattro uomini presenti nella stanza, solo un paravento fai da te, improvvisato con la coperta posizionata ai piedi del letto da Daniela e Rosa, le due trans che l’hanno assistita, per tutelare la sua dignità.
Tempestiva la reazione dell’Arcigay di Napoli che nella persona del suo presidente Antonello Sannino, ha descritto l’episodio come un “sopruso di fronte al quale siamo impotenti“; non è la prima volta che accade, infatti, che una trans con un documento non ancora “aggiornato” venga ricoverata in un reparto maschile. Daniela Falanga, delegata alle politiche trans dell’Arcigay, si è subito mobilitata per garantire rispetto e dignità alla persona ricoverata, prima utilizzando la coperta posizionata ai piedi del letto per restituirle un po’ di privacy, poi chiedendo che venga spostata in un reparto femminile. Anche Pino De Stasio, consigliere alle Pari Opportunità della II Municipalità di Napoli, ha espresso il suo sconcerto affermando che è un fatto gravissimo che un presidio ospedaliero quale il San Giovanni Bosco, realtà napoletana dalla riconosciuta professionalità, si sia dimostrato tanto miope.
This post was published on Apr 3, 2014 10:03
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