Un tunisino condannato a 8 anni per terrorismo islamico voleva acquistare 5 kalashnikov da un ex affiliato al clan dei Casalesi, poi diventato collaboratore di giustizia che si rifiutò di vendere le armi. E’ quanto emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte di Assise di Napoli che nello scorso giugno ha confermato la tesi accusatoria del pm nei confronti di Mohamed Kamel Edine Khemiri. Della vicenda riferiscono Il Mattino ed il Corriere del Mezzogiorno.
“Le armi – aveva detto ai magistrati il collaboratore di giustizia, Salvatore Orabona – non le ho voluto dare a quelle persone“. La vendita fu portata a termine solo per alcune auto. Il tunisino era stato prima arrestato e poi scarcerato per falsificazione di documenti. Dopo il primo arresto, Orabona vide la sua foto sui giornali e lo riconobbe. Il rifiuto, secondo quanto scritto dai giudici nella motivazione, sarebbe nato dal fatto che Orabona avrebbe “compreso i gravi scopi illeciti per i quali potevano essere utilizzati i kalashnikov“.
This post was published on Set 26, 2018 16:24
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