Cultura

Teatro Nuovo di Napoli, da giovedì 12 febbraio Michele Riondino in ‘Art’ di Yasmina Reza

Un quadro bianco, un’amicizia messa alla prova e la sottile ferocia dell’autrice nella commedia francese contemporanea più rappresentata al mondo.

Un quadro completamente bianco, pagato una cifra spropositata, è sufficiente per far crollare un’amicizia che sembrava indistruttibile in Art di Yasmina Reza, che arriva, da giovedì 12 febbraio 2026 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 15), al Teatro Nuovo di Napoli nella versione diretta e interpretata da Michele Riondino.

Presentato da Argot Produzioni e Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito in co-produzione con Teatro Stabile d’Abruzzo e Fondazione Sipario Toscana onlus – La città del Teatro, l’allestimento inizia con una frase semplice, quasi innocente: «Il mio amico Serge ha comprato un quadro». Da lì in poi, niente sarà più innocente.

Da un pretesto apparentemente banale prende forma una delle commedie più feroci e intelligenti del teatro contemporaneo, scritta con penna affilata e sguardo chirurgico.

Art è stata tradotta in oltre quaranta lingue ed è oggi la commedia francese contemporanea più rappresentata al mondo. Un testo che, sotto la superficie brillante e comica, nasconde una lucidissima analisi dei rapporti umani.

Michele Riondino affronta Art mettendo al centro la parola e il corpo degli attori, lasciando che il testo dispieghi tutta la sua forza senza sovrastrutture. In scena con Daniele Parisi e Michele Sinisi, dà vita a un triangolo umano fragile e incandescente, in cui ogni battuta diventa un colpo assestato con precisione, ogni risata apre una crepa più profonda.

La discussione sull’arte si trasforma rapidamente in un regolamento di conti: emergono rivalità mai dichiarate, risentimenti accumulati nel tempo, paure di essere giudicati, superati, abbandonati.

L’amicizia, che sembrava un terreno solido, rivela tutta la sua precarietà. Reza osserva questo processo con un’ironia spietata, capace di far ridere il pubblico mentre, sotto la maschera della commedia, affiora una malinconia sottile e persistente.

Non si ride mai in modo innocente in Art, perché ci si riconosce, perché le sue dinamiche appartengono a tutti. È qui che la commedia smette di parlare di arte contemporanea e comincia a parlare di noi.

Art si conferma un classico moderno, capace di attraversare il tempo senza perdere mordente. Uno spettacolo divertente e amaro, che usa un quadro bianco come specchio e l’amicizia come campo di battaglia, lasciando allo spettatore una domanda tanto semplice quanto scomoda: cosa siamo disposti a mettere in gioco pur di non mettere in discussione noi stessi?

This post was published on Feb 9, 2026 8:53

Redazione

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