Costume e Società

Società civile e forze di Polizia insieme nella lotta alle mafie

Nella lotta alla criminalità organizzata, lo Stato ha sacrificato la vita dei suoi figli migliori. Quando scrivo Stato, non intendo il complesso burocratico – militare ma comunità nazionale. E’ indubbio che, per troppi anni, quest’ultima è stata sostanzialmente indifferente a questa fondamentale battaglia. Anzi, c’è stato un lungo periodo, durato fino agli anni 80, che si negava addirittura la presenza di quella che, con un termine un po’ generico, veniva chiamata mafia.

Nel primo decennio del secondo dopoguerra, sono stati circa un centinaio i sindacalisti e/o militanti di sinistra uccisi perchè denunciavano a voce alta l’esistenza di cosa nostra che in quegli anni si prodigava attivamente, tra l’altro, nella difesa dei latifondi e si opponeva violentemente alle lotte per la riforma agraria e alla sua applicazione che, successivamente, fu accordata e, poco alla volta, attuata. Negli anni successivi, gradualmente, ma in modo sempre più pervasivo, l’opinione pubblica iniziò ad acquisire una precisa consapevolezza dell’esistenza di quelli che io credo siano veri e propri poteri criminali (camorra, ‘ndrangheta, cosa nostra) e la Magistratura e le forze dell’ordine iniziarono a contrastare efficacemente questi fenomeni criminali che per la loro natura ed estensione costituivano e costituiscono anche un problema squisitamente democratico. Basti pensare alla loro capacità di inquinare seriamente le libere elezioni. A seguito di ciò, i caduti nella lotta alle mafie iniziarono ad essere soprattutto magistrati e appartenenti alle forze di polizia. Ed è anche per la memoria di questi eroi della Repubblica che, nonostante le varie difficoltà , si continua questa battaglia. Io credo che sia giusto parlare di poteri criminali perchè sono organizzazioni malavitose che, oltre a contendere allo Stato democratico la sovranità sul territorio, tendono a controllare quanti più aspetti possibili del vivere civile come, ad esempio, quello politico e amministrativo e, come tutti i poteri, hanno bisogno di un certo consenso. A questo fine, è di fondamentale importanza, come da più parti richiesto, non approvare la proposta legislativa che consentirebbe di mettere all’asta le aziende confiscate. Questo è molto grave perchè, naturalmente, fornirebbe la possibilità che i sodalizi criminali rientrerebbero in possesso di quanto a loro tolto. Ciò non farebbe altro che indebolire in consenso nei confronti della legalità . A tutela di quest’ultima ci sono naturalmente forze di Polizia e Magistratura, ma è senz’altro importante che anche la società civile acquisisca la consapevolezza della necessità di fronteggiare questi fenomeni criminali sia collaborando con l’A.G., sia impegnandosi in una cittadinanza attiva nei territori. Per troppi anni si è stati alla finestra, a osservare la lotta tra “guardie e ladri” In questo senso, non partiamo dall’anno zero. Anzi, sono sempre più le persone, associazioni varie che si prodigano per costruire solidarietà , vita civile e, perchè no?, bellezza sul proprio territorio. Queste sono attività incoraggianti e infondono speranza per il futuro. A questo proposito, vorrei citare il quartiere Scampia di Napoli che è tristemente famoso. Per fortuna, però, in quel quartiere ci sono tante e tanti, ognuno secondo le proprie capacità e volontà , che si impegnano in diverse attività civili e sociali.

A conclusione di queste modeste riflessioni non posso non ricordare i tantissimi giornalisti che, a rischio della vita, continuano a rendere pubbliche gli accadimenti che afferiscono, direttamente e/o indirettamente, le organizzazioni criminali. Infatti, queste ultime per attecchire e prosperare hanno sempre puntato ad agire nell’ombra e, quindi, quando qualcuno prova a sensibilizzare la società civile, certamente si attira delle forti ostilità da parte dei criminali. La lotta alle mafie o si vince insieme o si perde insieme.

di Vincenzo Vacca

This post was published on Nov 7, 2018 21:56

Redazione Desk

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