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Rischio Vesuvio, in primavera le prove di evacuazione

Il nuovo consigliere regionale per i problemi della Protezione Civile, Nello Di Nardo, in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino, ha parlato dei piani e le prove di evacuazione pensate sia per l’area dei Campi Flegrei, sia per quella vesuviana.

«Senza far polemiche – ha sottolineato Di Nardo, come riportato dal collega Franco Mancui – con le passate gestioni, dobbiamo impegnarci al massimo per recuperare il tempo perduto e ammodernare adeguatamente la complessa macchina della Protezione Civile campana. Cominceremo dalle esercitazioni pratiche intercomunali nelle zone vulcaniche a rischio, dopo oltre dieci anni di paralisi».

Sta dicendo che le cose non funzionano?
«Voglio ribadire che i vuoti da colmare, in caso di un’improvvisa emergenza, sono ancora tanti».

Cosa manca per far sentire al sicuro gli abitanti del Vesuvio e dei Campi Flegrei?
«Sono tanti gli interventi da avviare. Dobbiamo potenziare le infrastrutture e gli apparati operativi comunali, fermi da molti anni. L’allargamento delle zone rosse a più alto rischio vulcanico impone cambi di strategia. Sinora si è fatto poco. Mezza città di Napoli ormai è compresa nei piani di emergenza, da est e da ovest. Non mi sembra un scherzo».

Intanto, però, il piano di aggiornamento dell’area flegrea ancora ritarda. E il bradisismo comincia a dare nuovi segni di preoccupazione…
«Per il piano dei Campi Flegrei è questione di poche settimane. La Protezione Civile ha lavorato per oltre due anni, allargando la zona rossa dai quattro Comuni flegrei ai quartieri occidentali del capoluogo. Ma il programma di prevenzione è imponente: stiamo lavorando al potenziamento della rete stradale di uscita, all’adeguamento dei porti e delle ferrovie, soprattutto alla riorganizzazione del volontariato, che costituisce il nerbo di un moderno sistema di Protezione Civile, e delle strutture comunali. Molte amministrazioni locali sono ferme al palo, insensibili ai richiami della Protezione Civile e della comunità scientifica».

Piani destinati a rimanere sulla carta, o prospettive concrete di prevenzione?
«Le difficoltà non mancano, è chiaro, soprattutto per i problemi ambientali che condizionano gli atteggiamenti di molte regioni del nord. Ma bisogna insistere e lavorare con sempre maggiore tenacia per poter realizzare in tempi brevi i piani di sicurezza non soltanto dell’area vulcanica, ma di tutto il territorio campano».

In che misura potranno aiutarci la Comunità Europea e il nostro governo centrale?
«Sono ottimista. Nonostante i problemi, esistono forti radici di solidarietà nazionale. Quanto alla Comunità Europea, siamo al centro dell’attenzione. La Campania sarà capofila di un progetto sperimentale di cyber-sorveglianza continentale. La nostra esperienza sul territorio sarà decisiva: Napoli e la Campania, del resto, sono al centro di tutti i rischi ambientali, dalle eruzioni vulcaniche ai terremoti, dalle frane alle erosioni costiere e agli incendi. Ecco perché il nostro obiettivo è quello di mettere a punto un progetto complessivo di sicurezza per l’intera regione».

This post was published on Gen 7, 2016 18:04

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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