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Napoli: la nostra storia cade a pezzi

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

Certo che affrontare il Forum delle Culture nello stato in cui si trova la nostra città di Napoli, sarà ben difficile.
Questa estate non ho trovato pace, si direbbe. Progetti, lavoro, letture.
Oltre alle bevute in compagnia della mia amica Alessandra (ora Tassoni, ora birra, ora vodka – ma chi mi segue su facebook sa perfettamente di cosa parlo), al pranzo presso quel ristorantino carinissimo consigliato dal mitico Antonio Puzzi di Slow Food, ai giri esplorativi, al mare ed al sole, ho letto tanto.
Sopratutto riviste.
Non ho potuto fare a meno di soffermarmi su un’inchiesta di Marisa Ranieri Panetta, corredata dalle immagini di Roberto Salomone, per “l’Espresso”: “Cristo si è fermato a Napoli”, recitava il titolo.
Manco a farlo apposta, pochi giorni prima, ne discutevo con l’amico Giuliano Capecelatro: abbiamo tesori inestimabili, sul nostro territorio, nella nostra splendida città e molti di questi sono inaccessibili, o tenuti in uno stato di degrado indescrivibile.
Perchè è questo che la brava Ranieri Panetta e l’ottimo Salomone hanno voluto denunciare, con la loro inchiesta.
Più leggevo e più venivo assalita ora dai brividi (sotto un sole bollente!), ora da una rabbia feroce.
Possibile? Statue trafugate, tele mangiate dai tarli, opere parzialmente distrutte. E luoghi meravigliosi d’arte nascosti agli occhi dei più perchè “sotto chiave”, inagibili o non più visitabili per carenza di custodi o guide.
Ero convinta che Cristo si fosse fermato a Pompei, qualche tempo fa.
Poi, prima ancora delle chiacchiere con Giuliano, mi è capitato di passare in automobile in quel tratto di strada di via Marina, nelle vicinanze della mia cara Facoltà di Giurisprudenza, prima dell’incrocio con via Marchese Campodisola e far caso a dei giardinetti, dove si scorgono una fontana adornata dalla scultura di una chiocciola ed una Chiesa abbandonati, accanto alle quali vi è un obelisco puntellato (per non farlo precipitare). I miei ricordi di bambina, ancorchè di giovane studentessa di Giurisprudenza, sono riaffiorati come un flash, per dirmi che quella Chiesa e quella fontana sono sempre state lì così, senza alcuna cura, lasciate al degrado ed alla sporcizia.
La “Fontana della maruzza” (detta così per la statua della lumaca) e la Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, hanno origini antichissime; la costruzione risale al 1564 circa, mentre l’obelisco è stato edificato dai sostenitori borbonici per festeggiare la vittoria sulla Rivoluzione napoletana del 1799.

Non sono gli unici monumenti, a mostrarsi a noi in queste condizioni.
E – come si dice nella inchiesta di cui vi ho accennato – sono tante, le associazioni che grazie ai volontari, si prendono cura di alcuni, fra questi gioielli.
Ma sappiamo tutti molto bene, che tutto questo non basta. Occorrono interventi di restauro urgenti, in grado di riconsegnare alla città di Napoli ed ai suoi cittadini quel patrimonio dimenticato ed abbandonato (certo, molto spesso mortificato anche dagli incivili!), che rappresenta la vera forza di Partenope, il vero obiettivo su cui puntare, per attrarre turismo e ricchezza.
Uccidere così la nostra cultura, la nostra storia, le nostre radici significa ammazzare il territorio, la gente, la vita di tutti.
Ed io non ci sto, ad assistere impotente.

This post was published on Set 6, 2013 21:20

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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