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Vergara, l’unica risposta in una notte di domande che mettono sotto accusa il calcio italiano

Il gol e la prestazione di Antonio Vergara non bastano al Napoli per evitare l’eliminazione europea contro il Chelsea, ma accendono una riflessione che va oltre il Maradona: possibile che un talento così debba aspettare i 23 anni per emergere, mentre il calcio italiano continua a interrogarsi sul proprio futuro.

Antonio Vergara è la risposta più luminosa dentro una serata che il Napoli avrebbe voluto dimenticare in fretta. Al Maradona, nell’ultima gara della fase campionato, la sconfitta per 3-2 contro il Chelsea ha sancito l’uscita degli azzurri dalla competizione europea. Un verdetto amaro, definitivo, che ha chiuso il cammino internazionale della squadra di Antonio Conte. Eppure, in mezzo alla delusione, c’è stato un nome che ha messo tutti d’accordo: quello del centrocampista classe 2003, autore di un gol meraviglioso e di una prestazione che ha lasciato il segno.

L’elogio di Sk Sport

Non un lampo isolato, ma una prova completa, di personalità, qualità e sacrificio. Una di quelle serate che, pur nel risultato negativo, restano come punto fermo. Non a caso, Vergara è stato al centro del dibattito nel corso di After Party – Best of Europe, il programma di approfondimento di Sky Sport, dove il suo nome è tornato più volte come simbolo di ciò che il Napoli può (e forse poteva già) avere.

Beppe Bergomi, ex difensore dell’Inter e oggi opinionista Sky, ha messo l’accento sulla sostanza della prestazione, andando oltre la bellezza del gol:

«È un ragazzo che ha qualità tecniche. Ha già fatto vedere di essere scattante, ma soprattutto a contrasto rincorre sempre l’avversario. Voglio vederlo nella continuità, capire che tipo di calciatore può diventare e fin dove può arrivare. Da quello che ho visto, oltre al bel gol, ha fatto una prestazione vera, una prestazione bella, come piacciono a me: quei centrocampisti più offensivi che però non si limitano alla fase offensiva, ma lavorano anche senza palla. Si sente anche il peso della maglia, e poi la presenza di compagni napoletani in squadra può dargli una spinta in più».

Un’analisi che restituisce l’immagine di un calciatore già maturo sotto il profilo dell’atteggiamento, non solo del talento. A ricostruirne il percorso è stata Lisa Offside, che ha ricordato come dietro l’esplosione attuale ci sia una storia tutt’altro che lineare:

«Nasce in provincia di Napoli, cresce nel settore giovanile del Napoli e viene mandato in prestito prima in Serie C e poi in Serie B, alla Pro Vercelli e alla Reggiana. In quel periodo però si fa male gravemente: si rompe il crociato sinistro. È uno che ritorna sempre il 16: nato il 16 gennaio, si fa male il 16 settembre. Su Instagram scrive “Tornerò nel mese degli innamorati per farvi innamorare di nuovo di me”, perché il rientro era previsto a febbraio. Torna infatti a febbraio con la Reggiana e chiude la stagione con 41 presenze, 5 gol e 3 assist, prima di guadagnarsi il ritorno al Napoli e prendersi, in questi giorni, tutta Napoli. La domanda che mi faccio è: un ragazzo che arriva a 23 anni con questo percorso, quale dimensione può avere?».

È una domanda che, inevitabilmente, porta a riflettere sul tempo. Sul momento giusto. E su quanto, spesso, quel momento venga rimandato. A spostare il discorso su un piano più ampio è stato Stefano Borghi, che ha affrontato il tema senza giri di parole:

«A 23 anni devi giocare. A 23 anni non sei più giovanissimo. In altri Paesi, a quell’età, hai già 150 partite da professionista. Devi giocare. E oggi abbiamo anche un osservatorio interessante come l’Under 21, con giocatori che possono avere prospettive».

Nel caso specifico del Napoli, l’opportunità di Vergara è arrivata anche per necessità. Le assenze di Anguissa e De Bruyne hanno aperto uno spazio che Conte ha deciso di colmare, come lo stesso tecnico ha confermato. Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui, come se fosse soltanto una questione contingente o legata agli infortuni. Il punto è più profondo, e riguarda il sistema.

Possibile che un calciatore evidentemente forte, cresciuto in casa, debba aspettare i 23 anni per avere una chance reale? Possibile che serva una combinazione di emergenze perché il talento trovi spazio? È una riflessione che non riguarda solo il Napoli, ma l’intero movimento calcistico italiano, spesso lento nel fidarsi dei propri giovani nel momento giusto.

Un messaggio alla Nazionale

Non è un caso che la Nazionale si ritrovi, ancora una volta, a marzo, a giocarsi i playoff per evitare di mancare il terzo Mondiale consecutivo. In questo scenario, la serata di Antonio Vergara diventa qualcosa di più di una buona prestazione individuale in una sconfitta. Diventa una domanda aperta. E, forse, anche una risposta che sarebbe stato meglio ascoltare prima.

This post was published on Gen 30, 2026 10:39

Francesco Monaco

Napoletano, giornalista, autore del romanzo 'Baciami prima di andare'. A tratti sognatore e pensatore. In attesa di capire il resto, forse di niente

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