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Marina Abramovic: “Amo la Callas, Napoli e il San Carlo”

Con sette ‘morti sul palco’, Marina Abramovic, artista di origine serba, darà corpo e movimento alle interpretazioni della Divina

‘Amo la Callas, amo Napoli, amo il San Carlo. E il sette per me è il numero perfetto, mistico, biblico’. Marina Abramovic, la regina della Performance Art , saluta così. Il 13 maggio debutterà al Massimo nel suo ‘7 Deaths of Maria Callas’, prima italiana. Con sette ‘morti sul palco’, l’artista di origine serba darà corpo e movimento alle interpretazioni della Divina.

Accanto a lei, grandi voci : Annalisa Stroppa (Carmen) , Valeria Sepe (Tosca), Nino Machaidze (Desdemona), Jessica Pratt (Lucia Ashton), Roberta Mantegna (Norma), Kristine Opolais (Cio Cio San) Selene Zanetti (Violetta Valery). Protagonista in video è l’attore Willem Dafoe- (Aristotele Onassis).

Al termine di ogni serata, Marina Abramovic lancerà un messaggio per l’Ucraina: ”Un’artista deve avere responsabilità, prendere posizione, non può considerarsi fuori dal mondo – spiega accanto al soprintendente Stéphane Lissner , portando l’attualità nella presentazione dell’opera – ho iniziato a mobilitarmi già sei ore dopo l’inizio della guerra, nei miei ultimi spettacoli a Berlino ho sempre concluso con una riflessione per il pubblico, lo farò anche a Napoli.

Solo qualche mese fa ero a Kiev con la mia istallazione Il Muro del Pianto di cristallo (per gli 80 anni di Babyn Jardel, massacro nazista , ndr) su richiesta di Zelensky , l’opera è rimasta intatta nei bombardamenti e se questo muro per miracolo resisterà alla guerra, servirà a due memorie, quella dell’ olocausto e quella della invasione russa di oggi”.

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Per Callas c’è una passione antica: “L’ho ascoltata per la prima volta a 14 anni nella cucina di mia nonna che aveva sempre la radio accesa: ricordo di essermi messa a piangere. Più avanti ho trovato tante similarità tra le nostre vite. Entrambe abbiamo avuto madri forti, ambiziose, che un po’ ci hanno rubato l’infanzia spingendoci verso la carriera. E poi il sentimento per Onassis, il grande amore, fino alla morte di crepacuore. Nella mia vita è successo qualcosa di simile, il lavoro mi ha salvata”.

Con Napoli poi un cerchio si chiude. ”Ho un sodalizio molto consolidato con questa città, fin dagli anni ’70, mi ha sempre dato la possibilità di presentare lavori che sono diventati capisaldi della mia carriera”: Nella performance ‘Rythm 10′ , nel ’74 alla Galleria Morra, il suo corpo fu sei ore a disposizione del pubblico. Tra gli oggetti su un tavolo c’erano anche strumenti di tortura e una pistola.

”Quell’esperienza ha cambiato la mia vita artistica. Qui c’è l’ energia del Vulcano. E così quando è arrivato l’invito del San Carlo mi sono sentita estremamente onorata e fortunata. Questo mio progetto sulla Callas a cui ho pensato per oltre venti anni, non poteva trovare casa migliore”. Per lo spettacolo, co-prodotto dal Lirico (‘sarà diverso da quello di Parigi e Monaco sottolinea Lissner), si annuncia pienone di giovani.

”Con loro l’intesa è grandissima”. Ma tra concettuale e popolare qual’è il suo rapporto con l’opera? ”Una artista vera deve rischiare, uscire dalla confort zone. In me ci sono tre Marine: la guerriera, la spirituale , la curiosa, ed è questa ultima che prevale oggi, quella della totale libertà”. Sue regia e scene, musiche di Marko Nikodijevic, sul podio Yoel Gamzou, costumi di Riccardo Tisci. Repliche fino al 15 maggio.

This post was published on Mag 12, 2022 11:38

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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