“La managermakia fu sì la epica battaglia contro la follia al potere di un’impresa, ma fu soprattutto lo scontro con una proprietà che mostrava il volto meno nobile – anzi più arrogante e stupido – del capitalismo”. Si parte da qui per leggere, capire e venire senza dubbio catturati dal libro che porta la firma di Maurizio Boschini, ‘Managermakia – la battaglia dei manager’ (edizioni Pendragon). Un vero e proprio romanzo che nasce da una storia vera e una storia vera racconta.
Modena 1991, la Panini, una delle aziende italiane per eccellenza e che l’eccellenza del nostro paese rappresentava e rappresenta, finisce nelle mani dell’inglese, e nulla faceva per nasconderlo, anzi, semmai sottolinearlo, Robert Maxwell, che cercò di cambiarne, inspiegabilmente, con un restyling per nulla richiesto e necessario, pelle. Boschini racconta come, dopo l’entusiasmo iniziale, ci si accorse che qualcosa cominciava a non andare. Le scelte che definire discutibili è dir poco del nuovo arrivato. E il vero e proprio coraggio di un groppo formato da 12 dirigenti che, proprio in difesa della tradizione modenese e italiana, si schierò in quella che è stata una vera e propria battaglia, e come tale, senza esclusione di colpi, per salvare le figurine tanto care ai nostri nonni e anche a noi. Per salvare il nostro passato e il nostro futuro. La nostra anima.
“Il Museo, il nostro museo, stava per prendere il volo, figurine storiche che erano patrimonio dell’azienda fatte volare a Londra in qualche forziere. Sì, proprio le figurine storiche, quelle del ‘Feroce Saladino’, della Perugina, l’introvabile prima collezione della Liebig, il nostro patrimonio stava per essere definitivamente eroso, con pieno diritto di proprietà ma senza alcun rispetto del patrimonio culturale e della nostra storia. Bisognava fare qualcosa. Con le forze a disposizione fu imbastito un inventario e per ‘le vie brevi’ fu fatto pervenire alla Sovrintendenza delle Belle Arti che con una procedura lampo vincolò il Museo della Figurina come “patrimonio artistico nazionale”, impedendo di fatto la sua dipartita all’estero. Quello fu davvero un gran colpo. La vecchia proprietà, in particolare ‘Peppino’ ci fu molto grata, come pure la città (o almeno così ci dissero) che poi prese in custodia questo pezzo di nostro patrimonio alla fine del 1991”.
Parole da leggere tutte d’un fiato attraverso queste 158 pagine che Maurizio Boschini, classe 1958, modenese come pochi, manager, giornalista, scrittore, al suo primo romanzo (nel 2004 aveva pubblicato la raccolta di racconti ‘Ridatemi il mio calcio’), ci racconta e regala. Leggerlo sarà come fare un salto indietro nel tempo. A quei momenti in cui completavamo il nostro album di figurine. Sarà come ritrovare noi stessi. Il bambino che eravamo. Forse soprattutto a lui dobbiamo questa lettura. Questo regalo.
This post was published on Giu 11, 2016 10:43
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