Cronaca

Longola, il parco che resiste alle fiamme e all’ombra della camorra

Longola, a Poggiomarino, non è solo un parco archeologico. È uno spazio vivo dove generazioni di ragazzi hanno imparato a leggere il passato, uno dei pochi luoghi in cui la cultura ha messo radici profonde in un territorio che la criminalità organizzata ha provato sistematicamente a svuotare di senso, di prospettiva, di futuro. Ed è proprio per questo che bruciarla, due volte in pochi giorni, non è un gesto casuale. È un messaggio.
Il primo rogo aveva già fatto male: l’infopoint distrutto, i laboratori ridotti in cenere, il lavoro paziente delle associazioni che animavano il sito cancellato nel giro di una notte. Un colpo al cuore di chi in quel luogo aveva investito anni di energie, di progettualità, di passione civile. Perché Longola, scoperta nei primi anni Duemila e riconosciuta come uno degli insediamenti protostorici più rilevanti dell’Italia meridionale, non era diventata solo un sito da visitare, ma un vero e proprio presidio, un posto dove portare le scolaresche, dove costruire percorsi didattici, dove dimostrare che anche in un comune difficile come Poggiomarino la bellezza può essere uno strumento di resistenza quotidiana.
La risposta delle istituzioni al primo incendio era arrivata nella figura del prefetto di Napoli Michele Di Bari, che aveva scelto di recarsi personalmente sul posto e non con una dichiarazione a distanza ma con una presenza fisica, concreta, in mezzo alla gente. Il prefetto aveva guardato i danni, aveva ascoltato chi in quel parco ci lavora e ci crede, e aveva detto chiaramente che lo Stato non avrebbe voltato le spalle a Longola. Una presa di posizione netta, in un territorio che di promesse non mantenute ne ha viste troppe.
Ma qualcuno, evidentemente, non si è sentito intimorito. Poche ore dopo quella visita, mentre le parole del prefetto erano ancora nell’aria, Longola ha ripreso a bruciare. Un secondo incendio, stesso sito, stessa determinazione. Vigili del fuoco di nuovo sul posto, polizia municipale di nuovo impegnata, e la notizia che torna immediatamente al prefetto e alla commissione straordinaria che governa il comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Il tempismo, in questo caso, non è un dettaglio secondario, è la firma.
Poggiomarino non è un comune come gli altri: il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata, e oggi è una commissione straordinaria a guidare l’ente in un percorso delicato e tutt’altro che scontato di ripristino della legalità. In questo contesto, un doppio incendio ravvicinato in uno dei simboli culturali più importanti del territorio assume un peso specifico che va ben oltre il danno materiale. Se le indagini dovessero accertare la natura dolosa anche del secondo rogo si tratterebbe di una sfida diretta allo Stato, sferrata nel momento più visibile possibile: quello immediatamente successivo alla presenza pubblica del suo massimo rappresentante provinciale.
È un copione antico in queste terre: quando un territorio prova a rialzarsi, quando la cultura diventa strumento concreto di riscatto, quando i giovani trovano in un parco archeologico uno spazio alternativo e dignitoso, c’è sempre chi preferisce che tutto rimanga esattamente com’è. E sa dove colpire per far capire il concetto, senza lasciare firme, senza rivendicazioni, solo con la silenziosa eloquenza delle fiamme.
Longola non è una vittima passiva. È un simbolo che resiste, portato avanti da associazioni, educatori, volontari che non hanno intenzione di arrendersi. Ma resistere costa, e ogni volta che si ricomincia da zero il costo aumenta: in risorse, in energie, in fiducia. E la fiducia, in certi territori, è la cosa più difficile da ricostruire.
La domanda che nessuno vuole davvero porsi ad alta voce è una sola: in un comune già commissariato per camorra, a poche ore dalla visita del prefetto, chi ha interesse a vedere spenta per sempre la luce di un posto come Longola? E, soprattutto, fino a quando chi lavora per la cultura in questi territori dovrà farlo sapendo che il giorno dopo potrebbe trovare solo cenere?

This post was published on Giu 22, 2026 8:20

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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