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Lockdown: 30% di angioplastiche in meno, Campania a rischio cuore

La pandemia da Coronavirus ha determinato la riduzione delle chiamate al 118 per paura del contagio

L’infarto acuto del miocardio rappresenta una delle principali cause di morte a livello globale. La pandemia da SARS-Cov-2 non ha modificato l’incidenza della malattia; tuttavia, è stata registrata un’allarmante riduzione dei pazienti che hanno richiesto cure mediche per infarto acuto del miocardio. In piena emergenza Coronavirus, la Regione Campania ha mantenuto operativo tutto il sistema dedicato alle emergenze tempodipendenti come quelle legate alle patologie cardiache: in questo modo ha contribuito all’analisi del fenomeno attraverso uno studio che è stato pubblicato su Circulation, una delle riviste cardiologiche più autorevoli al mondo.

Il Professor Giovanni Esposito, Ordinario di Cardiologia e Direttore della UOC di Cardiologia, Emodinamica e UTIC presso l’AOU “Federico II” e coordinatore dello studio, spiega: “Si susseguono, dall’inizio della pandemia, gli appelli delle più importanti società scientifiche di cardiologia a non sottovalutare i sintomi dell’infarto ed attivare il 118, considerando gli ospedali dei luoghi sicuri e non temendo il contagio; ciò che si sta osservando, tuttavia, è una diminuzione preoccupante del numero di pazienti che richiede soccorso per infarto acuto del miocardio, non per una riduzione effettiva degli stessi, quanto probabilmente per la paura del contagio”.

Gli autori del lavoro hanno raccolto i dati relativi agli interventi di angioplastica coronarica eseguiti nelle 4 settimane dopo il primo caso confermato di infezione da SARS-Cov-2 in Campania (27 Febbraio) e li hanno confrontati con quelli eseguiti nelle 4 settimane antecedenti e con quelli effettuati durante lo stesso periodo nel 2019. Il Dott. Raffaele Piccolo, Dirigente Medico e ricercatore in Cardiologia presso l’Università Federico II e primo autore del lavoro, spiega: “Nei 20 centri di Cardiologia interventistica campani che hanno partecipato al lavoro, sono state eseguite circa 1,800 angioplastiche dal 30 gennaio al 26 Marzo 2020. Dall’inizio della pandemia da SARS-Cov-2, abbiamo osservato una riduzione delle procedure di più del 30% rispetto al periodo antecedente e allo stesso arco temporale dello scorso anno. Tale riduzione è stata uniforme attraverso la nostra regione ed è arrivata fino al 50% nelle sole prime due settimane di lockdown”.

Lo studio ha inoltre evidenziato particolari categorie a rischio più elevato di ridotto accesso alle cure: “Le donne – aggiunge il Prof. Esposito – e i soggetti di età superiore ai 55 anni sono i sottogruppi nei quali abbiamo osservato le riduzioni maggiori di interventi di angioplastica per infarto a seguito della diffusione del COVID-19. Questo sottolinea l’importanza di sensibilizzare le categorie più vulnerabili alla richiesta tempestiva delle cure, tenendo conto soprattutto del fatto che la macchina dei soccorsi, organizzata nella Rete IMA non è stata alterata nell’organizzazione anche nei momenti più difficili”.

La regione Campania, con circa 5,8 milioni di abitanti, è la terza regione più grande dell’Italia e rappresenta quindi un campione molto rappresentativo della popolazione nazionale (circa il 10%). I dati dello studio della Federico II sono, inoltre, in linea con quelli riportati da altre esperienze del Nord Italia, maggiormente colpito dalla pandemia, della Spagna e Stati Uniti. L’effetto quindi del COVID-19 sul mancato ricorso alle cure mediche nei pazienti con infarto miocardico sembra quindi assumere una dimensione globale. La comunità cardiologica appare sempre più preoccupata da tale tendenza, considerando che in patologie quali l’infarto il trattamento è tempo-dipendente ed il buon esito può dipendere strettamente dalle prime fasi dei soccorsi.

Inoltre, i dati su scala nazione mostrano che solo il 30% circa dei pazienti con infarto accede alle cure mediante il 118, mentre la maggior parte si reca direttamente in pronto soccorso. La chiamata al 118 presenta l’indubbio vantaggio di attivare direttamente la rete per l’infarto riducendo in maniera significativa il tempo di ischemia in quanto viene bypassato il pronto soccorso ed il paziente è direttamente trasportato dal 118 in sala operatoria per eseguire l’angioplastica coronarica: “In era COVID-19, – conclude Esposito – la chiamata al 118 avrebbe anche l’ulteriore vantaggio di evitare, in caso di infarto, un possibile contatto con altri pazienti potenzialmente infetti nel pronto soccorso. Ora più che mai è fondamentale sostenere campagne di comunicazione per attivare la catena dei soccorsi chiamando il 118 in caso di sintomi di infarto del miocardico”.

This post was published on Mag 19, 2020 15:39

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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