Cultura

L’estrema modernità di due capolavori del primo Novecento nella lettura di Marina Abramović

La marcata attualità di ‘Histoire du soldat’ di Igor Stravinskij, su testo di di C. F. Ramuz, andato in scena al Teatro di San Carlo di Napoli il 18 e 19 aprile, in abbinamento con ‘El amor brujo’ di Manuel de Falla, risiede nella sua capacità di affrontare temi universali — come la perdita dell’innocenza e l’alienazione dell’individuo — attraverso una formula artistica agile, nata in un momento di profonda crisi, che rende ancora oggi estremamente moderna questa composizione. Nata nel 1918 durante la Prima Guerra Mondiale e l’epidemia di “spagnola”, l’opera è un esempio di resilienza artistica. Stravinskij, isolato in Svizzera e con mezzi limitati, creò una composizione con un organico ridotto, dimostrando come la carenza di risorse possa stimolare la creatività.
L’Histoire, nella sua forma originaria, fonde narrazione, musica e danza in modo innovativo, creando una forma di spettacolo “da teatro di strada” o da camera, facilmente adattabile e rappresentabile anche in contesti non tradizionali. La partitura unisce, inoltre, stili diversi (marce, tango, valzer, ragtime) in modo ritmicamente complesso e innovativo, specchio della frenesia e dell’incertezza del ventesimo secolo, che risuona con la frammentazione della società odierna.

Il soldato che cerca di tornare a casa ma si perde, metaforicamente e fisicamente, rappresenta la condizione dell’uomo contemporaneo, costretto a muoversi in un mondo instabile, dove ritrovare le proprie origini sembra una chimera.
La metafora della cessione dell’anima (rappresentata da un vecchio violino) al diavolo, in cambio di denaro e successo, riattulizzazione del mito faustiano, identifica un tema di grande attualità in una società spesso focalizzata sul profitto materiale a scapito dei valori etici.

La lettura di ‘L’histoire du soldat’ da parte di Marina Abramović (in collaborazione con Nabil Elderkin e Gustavo Dudamel) ha inquadrato il tema della distruttività della guerra come un trauma profondo, universale e senza tempo. Attraverso la sua lente performativa, ed efficaci videoproiezioni, la Abramivíc si è focalizzata sugli aspetti di perdita, alienazione e disumanizzazione causati dal conflitto: il soldato non è solo un combattente, ma un profugo, simbolo dell’essere sradicati dalla guerra, che perde la propria identità, affetti, radici e la donna che ama. La tematica si collega alla lunga ricerca artistica di Abramović sulla guerra (come in ‘Balkan Baroque’), attraverso la quale ha evidenziato i conflitti bellici come un “oltraggio assoluto” che annienta intere generazioni, corpi e memoria.

L’attore Valentino Mannias è riuscito a rendere in maniera eccellente i tre ruoli del Soldato, del Diavolo e del Narratore in genere affidati a più interpreti.

Per quanto riguarda ‘El Amor Brujo’ (L’amore stregone) di Manuel de Falla, Marina Abramović ha interpretato l’opera, non come una semplice favola gitana, ma come un rituale sciamanico e sacrale, focalizzandosi sul tema del desiderio, della morte e della liberazione. La produzione si è affida alla voce della celebre cantante spagnola Pasión Vega, nota per la sua potenza ed espressività, affiancata da una “performer”, Sara Maurizi, che ha agito sulla scena con un lento incedere, dando corpo ai concetti di energia e metamorfosi tipici della Abramović. L’approccio visivo è stato volutamente minimalista, essenziale, indirizzato a far emergere la tensione emotiva e l’atmosfera soprannaturale della musica di de Falla e un processo di graduale liberazione di una donna dai segni emozionali di un amore tossico.

La coproduzione tra il Teatro di San Carlo e la New York Philharmonic, costruita attorno alla direzione del celebrato Maestro Gustavo Dudamel, per la prima volta a Napoli, ha riscosso un successo straordinario.

di Giuseppe Iaculo.

This post was published on Apr 22, 2026 10:55

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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