di Alberto Gallo.
Giosafat Gori è un uomo di successo, uno di quelli che esporta il made in Italy nel mondo; stilista acclamato, divide la sua esistenza tra la natia Firenze e Milano – dove ha sede la sua maison – e le passerelle internazionali.
Giosafat è un uomo pieno di impegni: per non dimenticare di assumere i medicinali, gli è stato donato un moderno porta-pillole. Ma durante un volo diretto negli States, l’assunzione di un opercolo si rivelerà fatale: quello giusto é stato sostituito da uno avvelenato.
Chi voleva Giosafat morto? I due soci in affari? Qualche modella, che lasciati i defilé, ha un conto in sospeso con lo stilista? I rivali, che saputo di un rivoluzionario brevetto, vogliono far naufragare il progetto?
Il caso viene affidato al commissario Nino de Santis – con la “d” minuscola – un emigrante, un uomo che viene dal Sud, perfettamente integrato nella cosmopolita Milano, ma con il sole del “…suo paese verticale” sempre nel cuore. Muovendosi tra mille difficoltà, il commissario scaverà a fondo nella vita segreta dello stilista, riportando a galla vecchi misteri, assurde commistioni e segreti mortali, affiancato dall’inseparabile e prezioso ispettore Lezzi, collega e amico.
Maria Rosaria Pugliese ci conduce, tra trine e paillettes, in uno scenario internazionale, con il suo ultimo romanzo “Omicidio ad alta quota”, edito dalla Fratelli Frilli Editori – disponibile anche in versione tascabile
Spente le luci, smontati i palchi e coperti i flash, cosa resta davvero dell’ovattato mondo della moda? Gioie e dolori, miserie e tragedie che fanno parte della parabola umana.
Con uno stile terso, forbito, condito da una riuscitissima koiné lessicale, l’Autrice ci racconta quest’ambiente apparentemente diverso, lontano ma sotto, sotto simile a mille altri.
Attraverso la descrizione della nebbiosa Milano, passando per la maestosità senza tempo dell’artistica Firenze, la Pugliese ci descrive – con una straordinaria verve poetica – anche la Costiera dove: “…i colori del mare, l’energia del vento… afferrano il visitatore e lo scaraventano in un mosaico unico… dove le suggestioni non vengono sussurrate, ma urlate… dove il cielo greco guarda ad Oriente”. Ed è ovvio che anche il ricordo del mare, l’afrore di salsedine, diventino pura nostalgia: “…ma lui aveva voglia del suo mare… che brillava sotto il sole, vezzeggiato dall’onda che bagnava i ciottoli, trasformandoli in gemme”.
Molto riusciti i quadretti familiari del commissario de Santis: il suo ménage familiare, ma anche quello lavorativo; e suggestivo risulta lo spazio dedicato alla cucina, dove l’etimologia del famoso Sartù di riso – “su tutto” – diventa occasione culturale e riscoperta delle origini. In fondo è a tavola che avvengono le nostre celebrazioni più importanti, ed è una medicina assassina quella che spazza via la vittima di questo noir pieno di sole, di scale intagliate nella roccia e di ricordi, scolpiti nella memoria.
Maria Rosaria Pugliese
Vive e lavora a Napoli.
Ha pubblicato il romanzo Pazienti smarriti (Robin, 2010); nel 2014, Carretera, Quattordici storie strada facendo (goWare Edizioni); con Fontaine blanche (Homo Scrivens, 2017) è stata finalista, nella sezione inediti, al Premio Bukowski – 2016.
This post was published on Ott 3, 2020 10:56
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