Se nel primo romanzo l’autrice racconta, attraverso la storia della protagonista, come un’esperienza infantile incisiva possa ritornare ed accompagnare per tutta la vita, con “La giusta via” induce a riflettere su quanto sia incisiva nella storia delle persone anche la dimensione psicologica e fantastica: quella dimensione che rappresenta il porto sicuro nel quale tutti, chi più chi meno, tendiamo a rifugiarci per trovare almeno il conforto di noi stessi.
Nella prefazione, la giornalista Anna Copertino spiega bene come la narrazione sia dominata dall’insanabile dolore che affligge la protagonista in seguito alla perdita dell’adorato padre quando aveva appena tredici anni. La sua storia, cioè quella di Margherita Sossio, mette in luce quanto siano importanti per un essere umano gli affetti e l’amore sottolineando in modo talvolta anche crudo e mai edulcorato da sentimentalismi, cosa si è disposti a fare e a patire pur di salvaguardarli. Margherita è una donna condannata a vivere costantemente su due piani; vive “un dentro ed un fuori” nel tentativo di trovare “la giusta via” per colmare il vuoto creato da quel lutto e che ha influenzato tutta la sua vita futura. Ma esiste davvero per tutti una “giusta via”? Ed è davvero possibile per tutti trovare la propria?
La storia di Margherita, letta con particolare sensibilità, rende possibile riconoscersi almeno in qualche stato emotivo e, siccome appare anche quanto sia una stimata esperta d’arte innamorata del suo lavoro, al di là del percorso psicologico che stimola, spinge il lettore a provare il desiderio di conoscere le bellezze dei luoghi di cui parla e nei quali sono ambientate le vicissitudini dei personaggi con i quali s’intreccia la sua vita: Napoli, Roma e Parigi.
This post was published on Mar 17, 2021 19:14
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