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Lady in the city: Tempo di responsabilità

Lady in the city

Rubrica di Eliana Iuorio

“Vi uccido e vi pago con due anni di carcere”.
Quelle parole tuonano feroci, bollenti, martellanti, nella mia testa.
La minaccia diretta e precisa di un delinquente, ad una giornalista ed un operatore, andata in onda in un servizio della trasmissione “Chi l’ha visto?”, una settimana fa, non abbandona i miei pensieri.
Si parlava di un caso di cui mi sto occupando da un po’ (e che seguirò ancora), la storia di una ragazza napoletana, appena diciannovenne, all’epoca in cui si svolgevano i fatti: Romina Del Gaudio, scomparsa ad Aversa nel giugno del 2004 e ritrovata morta dopo quaranta giorni.
La madre non si era mai rassegnata all’idea che quelle ossa secche, all’apparenza datate nel secolo scorso, fossero di Romina: della sua Romina, della sua “bambina”.
A dispetto dei primi risultati conseguenti ai rilievi scientifici e medico-legali (che confermavano la “familiarità” dei campioni estratti dal tessuto osseo sul cadavere, con il Dna della signora Grazia), lei non ci ha mai creduto.
Non era sua figlia, quel corpo massacrato e buttato tra i rifiuti, nel bosco della reggia di Carditello; quello scheletro senza identità.
Nessuna traccia del suo sorriso, della sua solarità, della sua voglia di vivere.
Ho trascorso l’estate pensando a lei.
Giorgio (l’avv. Giorgio Pace, legale di parte civile, per la signora Grazia), che è sempre stato combattivo e forte, con la professionalità che pochi contraddistingue, non ha seguito questa vicenda con distacco.
Non ha potuto. Non ci è riuscito.
Romina è diventata una sorella. E Grazia sua madre.
Indagini a tutto tondo; notti in bianco, per ricostruire i fatti; pugni sul tavolo e testa tra le mani.
Coraggio, ostinazione.
Richieste, copie, timbri, carte.
Ed il muro di gomma di una Procura che si ostinava a chiedere l’archiviazione.
Ma lui non si scoraggia e va avanti, confidando nella Giustizia.
I dubbi ci sono e sono troppi.
Ottiene la riesumazione del cadavere e me ne dà notizia a metà, tra soddisfazione e speranza.
Trascorre così, l’estate, tra palpitazione e paura.
Fino a quel messaggio, datato dieci giorni fa.
“Eliana. Abbiamo avuto i risultati. E’ lei”.
Con le mani mi sono fatta spazio sotto le lenti da vista (sporadicamente indossate), per raggiungere gli occhi, chiusi, che una volta toccati lasciavano cadere gocce lente, calde, per finire sulla tastiera del pc.
Un solo pensiero: Grazia.

Trascorrono pochi giorni e a “Chi l’ha visto?” (la trasmissione che si è occupata del caso fin dalla scomparsa, di Romina), Giorgio dallo studio ed io dal divano di casa (insieme a milioni di telespettatori), assistiamo inorriditi, alle minacce di Fabio Fiore (uno dei due “attenzionati” dalla Procura, per l’omicidio di Romina), alla giornalista Maria Lucia Monticelli ed all’operatore che l’accompagnava.
Quell’uomo, che non ha avuto difficoltà a dichiararsi “persona di sistema”, “uomo di camorra”, ha inveito contro i due inviati, pronunciando tutto il panorama delle volgarità possibili, al fine di allontanarli dal cancello esterno di casa sua.
Ma quella minaccia: “Vi uccido e vi pago con due anni di carcere”, non mi concede riposo, pugnalandomi ferocemente, ogni volta che mi torna alla mente.
Quella sicurezza, quella sfrontatezza, quella sfida.

Infondono in me un senso inimmaginabile di indignazione e soprattutto un timore.
Quanto vale, la vita di un essere umano? E quella di una ragazza?
Forse, il fallimento di uno Stato?

Giorgio indossa la toga.
Io afferro la penna.

Vero. Quel mucchio di ossa antiche appartiene a Romina.
E’ tempo di verità.
E’ tempo di responsabilità.
E’ tempo di Giustizia.

This post was published on Set 29, 2011 9:09

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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