Arrivo in ritardo, all’appuntamento.
La Napoli dei presepi, dei vicoli del centro antico, quelli attraversati da Croce e Vico, dai rivoluzionari carichi di quella passione che l’induceva a tradurre in fatti, le parole; quelli che alzavano barricate e finivano per arroccarsi sul Torrione di S. Chiara, che si erge tuttora fiero nel cuore di quella “Napoli antica”, simbolo di religiosità e passione civile al tempo stesso, mi avvolge in un’atmosfera rassicurante.
Profumo di incenso, mentre attraverso a passo sostenuto un percorso fatto di sguardi, sorrisi, bancarelle; poco prima della mèta, vengo attirata da un pianìno, fermo davanti al Monte di pietà, dal quale promana la voce di un tizio intento a “dare i numeri”, per la tombola natalizia.
Penso ai Natali passati. A quelli che non torneranno.
Sono a Sociologìa, Università degli Studi di Napoli, “Federico II”.
Il prof. Amato Lamberti ha terminato la lezione. L’aula è vuota, ma non mi scoraggio.
Scendo e salgo scale. Chiedo in giro. Raggiungo la sua stanza.
Busso piano ed entro.
Tra i suoi libri, insieme agli studenti, intento a scrivere al pc.
Il professore alza lo sguardo verso me e sorride.
“Scusi il ritardo, arrivo da Giugliano” – dico affannata, giustificandomi, pensando di esser tornata studente –
“Da Giugliano, lo so” – risponde lui, sorridendo ancora –
Ed è dopo quella conversazione, che nulla sarà come prima.
This post was published on Nov 30, 2011 18:53
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