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Intelligence tiene sotto controllo diverse moschee del Casertano

Secondo quanto riportato dai colleghi de Il Mattino, esiste una rete internazionale del terrorismo islamico che si ramifica dallo Yemen alla Tunisia, passando dal Qatar, per arrivare in Veneto e in Puglia fino ad alcune moschee del Casertano già finite al centro di indagini della magistratura.

Un rete monitorata da tempo dall’intelligence, e nell’agosto scorso c’è stato anche l’arresto di un factotum tunisino della moschea di San Marcellino, in provincia di Caserta, che su Facebook si professava «Isissiano fino alla morte».

Il triangolo del radicalismo islamico

Campania, Puglia e Veneto, il triangolo del radicalismo islamico. Nelle due regioni del Sud gli imam radicali si occupano dell’accoglienza e dell’indottrinamento dei neofiti, in Veneto invece seguono gli step della preparazione al jihad e all’invio dei soggetti più adatti da inviare per le missioni. Un modello organizzativo che cerca di sfruttare i collegamenti già esistenti nel nostro Paese e pure alcuni contatti con la criminalità locale per l’approvvigionamento di documenti contraffatti

Trenta i soggetti di varia nazionalità finiti nei rapporti dell’intelligence. E secondo le indagini, un 44enne dello Yemen, A.G.A.S. le sue iniziali, è deputato a mantenere i contatti con le varie comunità sul territorio nazionale, tra cui anche il Casertano. Per questo genere di contatti, nel 2009, finì al centro di un’inchiesta della procura di Venezia anche l’imam tunisino della moschea di San Marcellino, Nasser Hidouri, ma nel 2011 la posizione dell’uomo venne archiviata. Eppure appena un anno fa, proprio nella sua moschea, si realizzò l’arresto del tunisino Eddine Khemiri, con l’accusa di essere il capo di una banda di trafficanti di migranti che portarono alla cattura di altri otto stranieri per associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla falsificazione di documenti.

Prove indiziarie piuttosto significative a carico dell’organizzazione

Nonostante le prove, gli 007 italiani non possono far altro che continuare a monitorare i soggetti sorvegliati per cercare di impedire che la rete possa passare entrare in azione, passando dalle parole ai fatti con attentati. La magistratura, invece, non procede agli arresti perché già troppe volte l’intervento giudiziario non ha portato i frutti sperati e i soggetti indagati sono stati spesso assolti.

This post was published on Set 9, 2017 9:05

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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