Stanno perdendo tempo, il mondo ci impone di correre ad una doppia velocità, ma dopo quaranta giorni la sensazione è che la nostra politica viva una situazione di coma “irremovibile”.
Intesa sì, intesa no! È troppo tempo che assistiamo a quello che sembra essere il canto del cigno, eppure ne siamo assuefatti. L’esecutivo attuale non ha la forza di fare nulla, l’esecutivo Monti è il “fantasma dell’Opera”, di un teatro già incendiato più volte.
Basti pensare alle recenti dimissioni dell’ex titolare della Farnesina, Giulio Terzi, giudicate “irrituali” dallo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Terzi ha lasciato una poltrona, quella del Ministro degli Esteri, perché contrario alla decisione di far rientrare i marò in India, la sua voce “è rimasta inascoltata”. Il rientro in India dei due Fucilieri di Marina e le successive dimissioni di Terzi costituiscono solo il penultimo atto di una vicenda, quella del negoziato con l’India, che ha messo in evidenza non poche criticità del nostro attuale Governo.
Ne è conferma il rinvio, ai prossimi giorni, del Consiglio dei Ministri che ieri doveva definire il testo del decreto sui debiti commerciali della PA.
“Proseguire gli approfondimenti” questa la necessità, paventata dal ministro Grilli d’accordo con Passera; poco importa se il paese piange, se le aziende chiudono, occorre “proseguire”, direi perseverare!
Sbloccare i pagamenti alle imprese darebbe ossigeno all’economia reale, fa piacere se oggi Piazza Affari è positiva con Milano a +0,8%, ma il paradosso è che, senza una definizione sui debiti commerciali della PA, si rischia di staccare la spina a molte imprese, perdersi nelle vicende macroeconomiche globali, senza dare soluzione a dei problemi che stanno alla base, è quantomeno un atteggiamento miope della nostra politica.
Il rinvio di ieri è inopportuno, il pagamento alle imprese è urgente e indispensabile, senza pensare al fatto che uno Stato, che non paga i propri debiti, assume una posizione poco etica e responsabile.
Soprattutto se si riflette sul fatto che “le risorse sarebbero già a disposizione dei sindaci e che i comuni non dovrebbero trovarne nuove”, pensiero ribadito ieri a Palazzo Chigi dal Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) Graziano Delirio, che ha esortato il Governo con un deciso: “non vogliamo aspettare”.
Certo che il rinvio “sine die” del Consiglio dei Ministri fa riflettere, è una nota stonata suonata dal Governo mentre si apprende che la recessione aumenta, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, avverte che le imprese stanno soffrendo per mancanza di credito, i consumi calano e il “solito” Renzi, intervenendo ieri alle celebrazioni per i 120 anni della Camera del Lavoro di Firenze, ha descritto il patto di “stupidità – stabilità” come un freno all’economia reale, auspicando delle soluzioni tempestive, necessarie, secondo il sindaco di Firenze, “come un intervento di angioplastica che liberi le vene e pompando sangue dia la sensazione di un respiro più forte all’economia”.
Dobbiamo essere positivi, ma anche realistici non c’è più tempo per richiedere ulteriori “Time out”, occorre prendere decisioni risolutive.
Diego De Vellis
This post was published on Apr 4, 2013 13:51
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