di Francesca Bruciano
Una fiaccolata in piazza San Domenico Maggiore per ricordare le vittime di Lampedusa. Un momento di riflessione, quello di domenica 6 ottobre, per smuovere le coscienze affinché non accadono più questi massacri. “Non è possibile far finta che questa tragedia non sia avvenuta – tuona padre Alex Zanotelli. Dal 2002 al 2008 sono morte almeno 42000 persone: non è più un mare Nostrum, è un cimitero Nostrum. Vogliamo che a Napoli ci sia per ciascuno di noi un momento solido di riflessione per manifestare il nostro dissenso. Ma su queste morti metteremo la parola Vita, cioè “Non maledire le tenebre, accendi una candela”, a testimoniare lo spirito con il quale intendiamo muoverci”. Così Zanotelli lancia un monito al Governo, agli Stati, che con le loro frontiere sono i primi colpevoli.
Presenti alla manifestazione giornalisti, rappresentanti politici, associazioni e attivisti. Tante le frasi scritte sul telo in segno di solidarietà ai migranti, e parole di attacco alla legge Bossi-Fini, considerata una “vergogna italiana”. Le associazioni attive sul territorio – tra cui ASPER – si battono per la tutela dei diritti umani del popolo eritreo, “nonostante sia difficile parlare di Eritrea – spiega Dania Avallone, una delle attiviste. Il problema che coinvolge gli eritrei in diaspora in Italia dipende dal fatto che ci sono degli stretti rapporti tra l’Italia ed il regime dittatoriale eritreo. Quella dell’Eritrea è una dittatura dichiarata e la svolta si è avuta già prima del 2001. Per cui parlare di questo è molto arduo. Anche noi attivisti, come pure i giornalisti, abbiamo avuto aggressioni fisiche, figuriamoci cosa possono fare ai rifugiati politici nel nostro Paese, o ai rifugiati che non hanno alcun tipo di assistenza sul territorio, per cui c’è un grande timore a parlare di ciò che accade nel paese. Il regime eritreo attraverso le ambasciate e i consolati è riuscito a creare una rete in Italia, con delle piccole sedi anche a Napoli, che fa capo al regime. Il fatto che stasera qui non siano presenti eritrei – continua Avallone – è perché non possono. Non possono partecipare a questo tipo di commemorazione per paura di ritorsioni da parte del regime eritreo. La ragione per cui scappano dalla loro terra riguarda interessi che vengono dal passato, ma anche il fatto che non è mai stata applicata una vera Costituzione. I ragazzi sono obbligati a fare il servizio militare a tempo indeterminato, che si traduce poi in schiavitù. La fuga dall’Eritrea avviene quindi per varie cause dovute a povertà, miseria, ma soprattutto a detenzioni arbitrarie, tortura, maltrattamenti, negazione della libertà di espressione e dei diritti civili e religiosi”. Il miglior modo per aiutare queste persone è dare spazio ai loro diritti calpestati per troppi anni. “Bisogna lavorare in chiave politica per abolire le leggi razziste come la Bossi-Fini e il decreto Maroni – ribadisce Zanotelli. Nel volantino dell’Associazione antirazzista si legge che non ci sono soluzioni politiche, le istituzioni sono causa di tutto questo dolore. La soluzione sta nell’accoglienza per tutti senza condizioni, nell’apertura straordinaria delle frontiere per tutti i profughi, e nella solidarietà umana.
9 ottobre 2013
This post was published on Ott 9, 2013 14:15
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