Cultura

Ercolano, al via “Cosa c’è Sopra”: i ragazzi alla scoperta della città visibile e di quella nascosta

Parte a fine febbraio e proseguirà per tutto marzo, fino ai primi di aprile, il nuovo ciclo di laboratori partecipativi “Cosa c’è Sopra”, pensato per avvicinare i più giovani al patrimonio culturale e naturale di Ercolano e renderli protagonisti attivi della sua tutela.
Il progetto è la naturale prosecuzione di “Cosa c’è Sotto”, realizzato lo scorso anno da Variabile K su incarico del Packard Humanities Institute, in collaborazione con il Parco Archeologico di Ercolano e l’Istituto Comprensivo Giulio Rodinò.
Se nel primo percorso i ragazzi hanno seguito da vicino il lavoro di archeologi e geologi impegnati nelle indagini geoarcheologiche, diventando veri e propri “ambasciatori” del progetto, ora scopriranno i risultati di quegli studi: nuove mappe che delineano i confini della città antica sotto quella moderna e ridisegnano il paesaggio dell’antica Ercolano.
Un tassello importante nel partenariato tra il Parco Archeologico e il Packard Humanities Institute, che punta a costruire un dialogo continuo tra ricerca e comunità.
“Cosa c’è Sopra” alterna attività pratiche, esplorazioni urbane e momenti di confronto in diversi luoghi simbolici: oltre agli spazi del Parco, anche Villa Campolieto, il centro storico di Ercolano, l’Osservatorio Vesuviano, fino al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Dal mercato del vintage alla Basilica di Pugliano, passando per le realtà associative legate al culto della Madonna dell’Arco, il percorso intreccia patrimonio materiale e immateriale. L’obiettivo è chiaro: aiutare i partecipanti a riconoscere la ricchezza culturale che li circonda ogni giorno, spesso sotto gli occhi ma non sempre davvero vista.
In linea con i principi promossi dall’UNESCO, il progetto punta a creare un dialogo vivo tra città contemporanea e città antica, superando l’idea del sito archeologico come luogo separato dalla vita quotidiana.
Il gruppo coinvolge bambini e ragazzi tra gli 8 e i 15 anni, con esperienze e bisogni differenti: giovani già appassionati di archeologia, ragazzi della comunità di Via Mare con cui si prosegue un lavoro educativo sul territorio, e partecipanti con fragilità specifiche individuate e seguite dal team.
Non solo lezioni, dunque, ma uno spazio di crescita personale e collettiva. Perché conoscere il proprio patrimonio non è un esercizio scolastico: è un modo per sentirsi parte di una storia più grande.

This post was published on Feb 26, 2026 8:43

Redazione

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