di Francesco Monaco
La Vuelta a España 2013 sarà ricordata non solo per la durezza del percorso, ma anche per l’impresa compiuta dal suo vincitore, l’americano Chris Horner, capace di stabilire due primati destinati probabilmente a durare a lungo.
Il corridore della Radioshack, infatti, non solo è il primo statunitense a conquistare la Vuelta, ma facendolo alla “veneranda” età (sportivamente parlando) di 42 anni (che compirà tra pochi giorni) diventa anche il corridore più vecchio a vincere una delle tre grandi corse a tappe del panorama ciclistico internazionale (Giro d’Italia e Tour de France le altre due).
“Nonno Chris” riesce così a migliorare un primato che resisteva da ben novantuno anni, quando il francese Lambot vinse il Tour a 36 anni. Era il 1922!
Di “vecchietti terribili”, è il caso di dirlo, lo sport ne è pieno. Basti pensare a Fangio, che nel 1957 vinse il Mondiale di Formula 1 a 46 anni, o a Josefa Idem, che a Pechino 2008 fu argento nel K1 a 43 anni, solo per citarne due.
Tuttavia l’exploit di Horner, uno che in carriera ha raccolto poco o niente, ha fatto storcere il naso a molti sull’autenticità dell’impresa, considerando che, purtroppo, nel ciclismo odierno i casi di doping sono quasi all’ordine del giorno.
Gli stessi corridori hanno più volte sottolineato come le prestazioni dell’americano avessero dell’incredibile. Se ci aggiungiamo che Horner fa parte di quella generazione di ciclisti americani che va da Armstrong a Landis e compagnia cantante, i dubbi non si dissipano.
Insomma, com’è possibile che un corridore senza grossi risultati in carriera si metta all’improvviso ad andar forte a 42 anni? Se lo chiedono in molti. Per il momento resta la grande impresa sportiva di questo sorprendente atleta, capace di stupire il mondo del ciclismo e non solo.
This post was published on Set 15, 2013 20:12
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