Otto anni di abbandono, siringhe e spaccio. Ora 8.500 metri quadrati restituiti ai bambini del rione
Don Maurizio Patriciello, il parroco di San Paolo Apostolo, l’ha detta tutta in sei parole: “Da luogo di droga a luogo di vita”. Lui quella striscia di terra la conosce da vicino, perché la sua chiesa ci si affaccia direttamente. Sa cosa significava, per le famiglie del Parco Verde, avere quel posto lì. “Nessun bambino si permetteva di venire qui”, ha detto all’inaugurazione. “Da qui sono passati centinaia di fratelli tossicodipendenti, e alcuni ci hanno anche perso la vita”.
Adesso al loro posto c’è un campo polivalente, percorsi pedonali, aree gioco, una fontana e un piccolo anfiteatro. Un posto dove stare, dove portare i figli senza paura.
I lavori li ha eseguiti il 10° Reparto Infrastrutture dell’Esercito, coordinati dalla struttura commissariale guidata da Fabio Ciciliano. L’area trasformata misura 8.500 metri quadrati, l’investimento supera i 900 mila euro divisi in 750 mila per le infrastrutture e quasi 150 mila per il verde. All’inaugurazione c’erano il sottosegretario Alfredo Mantovano, il presidente della Regione Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele di Bari e il sindaco Antonio Angelino. Mantovano ha ricordato le condizioni dell’area fino a pochi mesi fa (rifiuti, siringhe, spaccio a cielo aperto) e ha inquadrato l’intervento in un modello replicato in altre otto aree di disagio sul territorio nazionale. Ciciliano ha spostato subito l’attenzione su quello che viene dopo: la gestione. “Siamo certi che Villa Andersen rimarrà nella disponibilità dei cittadini di Caivano per i prossimi anni”. Entro fine estate, ha anticipato, partiranno anche i lavori di riqualificazione delle case popolari del rione. Roberto Fico ha chiuso con tre parole: “Contano le persone”.
I bambini del Parco Verde, quelli che i genitori osservavano dai balconi senza poterli mandare giù a giocare, adesso hanno finalmente un posto loro, una vera buona notizia. Vale la pena dirlo senza riserve, perché di Caivano si parla quasi sempre per le ragioni peggiori: il caso delle cuginette, gli arresti, le operazioni antidroga, il commissariamento. Il rione è diventato una sintesi giornalistica per degrado e abbandono istituzionale, e non sempre a torto. Ma raccontare solo quello significa perdere metà della storia, quella in cui le persone che ci vivono resistono, reclamano, aspettano che qualcuno mantenga una promessa.
Villa Andersen è una promessa mantenuta. Non risolutiva, non sufficiente da sola, ma reale. Uno spazio fisico restituito a chi ne aveva diritto. E in certi territori, uno spazio fisico non è mai solo uno spazio fisico: è il segnale che qualcuno ha deciso che quel posto e le persone che ci abitano vale qualcosa.
This post was published on Giu 13, 2026 10:41
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