Cronaca

Braccianti scelti per strada e pagati pochi euro: l’inchiesta sul caporalato nel casertano

Ottanta centesimi. Nelle campagne tra Villa Literno e Mondragone, secondo l’accusa, una cassetta di ortaggi riempita da un bracciante poteva valere questo. Al massimo si arrivava a un euro e cinquanta. Per mettere insieme una paga che avesse un senso bisognava riempirne tante, e per riempirne tante servivano ore: dodici, a volte quattordici. Con il caldo o con la pioggia, anche sette giorni su sette.

La paga a cassetta era solo uno dei modi in cui, per gli investigatori, venivano ricompensati i lavoratori. Altri prendevano tra i 3 e i 4 euro l’ora. Altri ancora erano pagati a giornata, con una cifra tra i 30 e i 50 euro. Cambia la formula, non cambia la sostanza. Trenta euro per dodici ore significa cedere quasi tutto il tempo in cui si è svegli in cambio di una somma che non lascia margini. Se poi si lavora tutti i giorni, non resta nemmeno una giornata per fermarsi, curarsi, sbrigare una pratica, stare con qualcuno. La vita, in pratica, coincide con il campo.

Sono le condizioni ricostruite dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere al termine di oltre due anni di indagini sul caporalato nel casertano. Gli accertamenti sono stati affidati ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Caserta. Gli indagati sono otto: per tre di loro è scattato l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria, per un quarto l’obbligo di dimora. Le ipotesi contestate, a vario titolo, sono l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, oltre al reclutamento e all’impiego irregolare di lavoratori stranieri.

I braccianti, in gran parte stranieri e in alcuni casi senza permesso di soggiorno, sarebbero stati scelti direttamente per strada e poi caricati su furgoni malridotti e portati sul posto per la raccolta. Ogni giorno ne sarebbero stati presi decine, in alcune giornate fino a ottanta. Un numero del genere, ripetuto nel tempo, aiuta a capire che non si parla di qualche ingaggio in nero fatto all’occasione: per l’accusa era un’organizzazione con le sue abitudini, i suoi mezzi e i suoi punti di raccolta, capace di spostare ogni mattina un piccolo esercito di manodopera senza contratti e senza garanzie.

Essere scelti per strada, del resto, ha un significato preciso, ovvero che il lavoro non è un diritto conquistato, ma un favore che si rinnova giorno per giorno. Oggi sei sul furgone, domani magari no. E chi vive così impara presto che per restare dentro bisogna accettare tutto.

Le regole, secondo la ricostruzione degli investigatori, erano rigide. Chi si ammalava non poteva assentarsi. Durante il lavoro il telefono era vietato, quindi per ore niente contatti con l’esterno, con la famiglia, con chiunque. I braccianti sarebbero stati controllati di continuo e il posto si perdeva per tre ragioni: se si produceva poco, se ci si ammalava, oppure se non si scappava quando arrivavano i controlli delle forze dell’ordine. Quest’ultima regola pesa più delle altre. Al lavoratore si sarebbe chiesto di nascondersi proprio davanti a chi poteva accorgersi delle sue condizioni, diventando complice della stessa irregolarità che lo danneggiava.

Villa Literno e Mondragone sono due territori in cui l’agricoltura conta, e conta molto, per l’economia della provincia di Caserta, è un lavoro legato alle stagioni, che in certi periodi ha bisogno di tante persone tutte insieme. Gli ortaggi che escono da quei campi hanno un mercato e un valore. Chi li raccoglie, se le accuse saranno confermate, avrebbe ricevuto in cambio pochi euro e nessuna tutela. È questa distanza il punto più scomodo della vicenda: la produzione va avanti, il prodotto arriva a destinazione, mentre il costo vero resta tutto sulle spalle di chi sta nell’ultimo anello, quello che non si vede.

Su quell’anello, la condizione di straniero pesa in modo particolare, soprattutto quando mancano i documenti. Chi non ha il permesso di soggiorno ha meno strade a disposizione. Rifiutare una giornata, chiedere di più o rivolgersi a qualcuno può significare restare senza guadagno e, insieme, esporsi a un controllo che si preferisce evitare. È su questa fragilità, secondo l’accusa, che il sistema avrebbe fatto leva. Non serviva minacciare apertamente nessuno: bastava che la paura di perdere l’unica entrata fosse più forte di qualsiasi protesta.

Poi c’erano le condizioni del lavoro vero e proprio. In alcuni casi nei campi mancavano i servizi igienici, mancava l’assistenza sanitaria, mancavano spazi dove fermarsi qualche minuto o mangiare qualcosa. Ore e ore senza un bagno e senza un riparo. I braccianti avrebbero lavorato anche con il maltempo, sotto la pioggia, e nelle giornate più calde. Secondo quanto emerso, in alcune occasioni anche in violazione dell’Ordinanza Calore della Regione Campania, il provvedimento pensato proprio per proteggere chi lavora all’aperto quando le temperature diventano pericolose. Una regola esiste, è scritta, ha uno scopo preciso. Nei campi finiti nell’indagine, per l’accusa, valeva poco o niente.

C’è però anche chi, a un certo punto, ha deciso di parlare. Alcuni dei lavoratori che hanno fornito dichiarazioni utili agli investigatori sono stati trasferiti in località protette. Per loro sarebbe stato avviato anche un percorso di protezione e di inserimento sociale e lavorativo: chi fino a poco prima doveva scappare all’arrivo dei controlli si è ritrovato dalla parte opposta, quella di chi viene tutelato. Ha smesso di essere manodopera da nascondere ed è tornato a essere una persona con dei diritti, con la possibilità di un lavoro diverso, un dettaglio che racconta che uscire da quel meccanismo si può, quando qualcuno trova il coraggio di farlo e qualcun altro è pronto a raccoglierlo.

Sulle responsabilità degli indagati, ora, la parola passa ai giudici. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento, che è ancora nella fase preliminare.

Resta l’immagine da cui si è partiti. Una cassetta di ortaggi, quando lascia il campo, comincia un viaggio in cui qualcuno le darà un prezzo e qualcun altro lo pagherà. Quanto sia costata a chi l’ha riempita, invece, non lo scrive nessuno. In questa storia, se le accuse troveranno conferma, quella cifra è già nota: ottanta centesimi.

This post was published on Ott 8, 2026 8:53

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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