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Borse CARPISA -VS- Buondì MOTTA: l’indignazione nel nuovo millennio

Fai una gustosa e leggera colazione con Buondì Motta piccola, così diventerai una sana e robusta schiava del “lavoro” in Italia!

Ecco il vero asteroide! Di cui in questo Paese dovremmo indignarci, preoccuparci ed agire davvero: il lavoro. Enormi sono state, e sono ancora, le polemiche sullo spot del Buondì Motta, da parte di gruppi di mamme, singoli cittadini, e associazioni specifiche. Nello spot video, in cui è presente una bambina, vediamo sua madre colpita da un asteroide (ed in teoria morirne sotto il peso), ed è già in circolo in Tv il seguito, in cui anche il padre fa la stessa “fine”, colpito da un secondo masso. E la saga attende ancora una “sorpresa” che vedremo prossimamente, come ha annunciato uno dei creatori, rispondendo alle critiche (qui una seconda intervista si Ninja Marketing).

Inutile, per quanti lo hanno visto, analizzare ogni singolo elemento ovviamente ironico, caricaturale, e parodistico dello spot, che pur non essendo “geniale” come qualcuno sostiene, è comunque simpatico e di rottura. Quantomeno per gli adulti e per i bambini da una certa età in su, pur ammettendo che bambini di età inferiore, e con meno capacità di discernimento, possano sentirsi destabilizzati dalle immagini. Per i quali però sarebbe una occasione per comprendere nuove cose, come il linguaggio dell’ironia se venisse loro spiegato, senza dilungarsi poi sulle centinaia di immagini, televisive e non, ben più aggressive e violente di cui sono vittime ogni giorno, anche in alcuni cartoni animati.

La realtà è ben peggiore, come dimostra l’annuncio di Carpisa.

Ma nello stesso periodo, accade che una azienda grande con un marchio quale Carpisa pubblichi sul suo sito ufficiale un “annuncio di stage”, e nemmeno di lavoro, dove per “vincere” la partecipazione allo stage per l’incredibile somma di 500 euro, come condizione bisognava comprare una borsa Carpisa della stagione in corso e presentare un piano marketing per il lancio di un nuovo prodotto, non retribuito ovviamente. Quindi superata la fase del “lavorare senza guadagnare”, ora siamo nella fase “paga e rimettici se vuoi solo sperare di lavorare (o di fare anche solo uno stage)”.

Per fortuna c’è stata una ventata di reazione e indignazione da parte di personalità di settori specifici, come nel settore delle Agenzie da parte di Carlotta Silvestrini che ha approfondito la questione in un suo articolo che ha girato il web, o del giornalista Gianluigi Paragone in un suo video facebook, entrambi meritevoli di attenzione, per chi vuole approfondire.

L’indignazione nel nuovo millennio.

Ma come mai il fiume di indignazione di tutti i cittadini non si è attivato? Cosa porta ad indignare così tanto per uno spot di finzione e non altrettanto ed anche di più per un fenomeno così reale? Senza contare poi che è una è una reazione, a volte solo istintiva, che muore in un vicolo cieco. A cosa serve l’indignazione senza azione? Senza azione di contrasto, azione di controproposta, azione alternativa? Solo a tamponare un evento, un moneto, un episodio, e a volte nemmeno a quello. Ma di certo non serve a cambiare un sistema, non serve alla resistenza della dignità, non serve alla rivoluzione della società.

Questo è il paradosso dell’era moderna, dove ci si preoccupa della sensibilità dei propri bambini, e si è ciechi e muti invece sul loro domani, sui loro diritti. Non si scatena una vera e propria rivoluzione civile contro un mondo del lavoro che li mortificherà in maniera molto peggiore, e li lascerà morire soffocando nelle loro speranze di indipendenza, nei loro sogni, studi, ambizioni; nella loro dignità. Altro che pubblicità.

This post was published on Set 8, 2017 11:42

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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